L’Arena | 12 agosto 2008

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VALEGGIO.  Il ponte visconteo fatto a pezzi
Il monumento rovinato dopo l’urto per una manovra sbagliata del guidatore del mezzo agricolo che aveva un pesante rimorchio

È bastata una manovra sbagliata di un trattore per dare un brutto colpo al ponte visconteo, uno dei simboli di Valeggio. È accaduto nella tarda mattinata di mercoledì, quando il trattore con un grosso rimorchio, condotto da un allevatore di Borghetto, Severino Tinelli, ha urtato contro la parte finale del parapetto di destra del ponte che sta sopra la ciclabile (dove prima passava il tracciato della vecchia ferrovia Mantova-Peschiera). L’urto ha fatto scoppiare la ruota del mezzo agricolo. Parte del parapetto, lungo circa otto metri, è crollato sulla ciclabile, molto utilizzata anche nei giorni feriali, dove per fortuna in quel momento non passava nessuno; poi il resto, ormai pericolante, è stato smantellato dalla polizia municipale. «Lo abbiamo fatto», dichiara il comandante dei vigili, Giovanni Tratta, «per evitare che qualcuno che fosse passato in quel momento sulla ciclabile si beccasse delle pietre in testa. Poi abbiamo transennato anche la pista per impedirne il passaggio, ma durante la giornata m’hanno segnalato che c’era comunque chi andava oltre».Tra i primi ad arrivare sul posto Flavio Foroni, vicepresidente dell’Associazione ristoratori, che conosce bene quel tratto del ponte, anche perché è il punto d’accesso per la tavolata del “Nodo d’amore” che vi si tiene a giugno: «Era da tempo che la zona era malandata, come molte altre del ponte, e lì in particolare c’erano delle transenne per chiudere i buchi che s’erano formati nel tempo. Speriamo che ora in tempi accettabili si possa ripristinare quel parapetto».Il sindaco, Albino Pezzini, s’è subito mobilitato: «Ho allertato sia la Provincia, che ha competenza per la strada, che la Sovrintendenza che dovrà seguire le operazioni di ripristino. Da parte nostra siamo a disposizione». Come precisano infatti dalla Provincia, il ponte è di proprietà del Comune di Valeggio e si dovrà trovare un accordo tra il municipio e la Sovrintendenza per restaurare il manufatto, chiedendone magari il risarcimento al privato. L’assessore provinciale, Luca Sebastiano, dichiara: «Il ponte non ha problemi di statica, anche se ben conosciamo la sua situazione cronica».Intanto la squadra di operai della Provincia è intervenuta per creare una barriera sostitutiva (con dei new jersey) e per trasformare la strada da doppio senso a senso unico alternato, garantendo così maggiore sicurezza. «Vado spesso a camminare lungo il Mincio», dichiara Antonio Bettio, «e ieri mi sono trovato la strada sbarrata. Ho capito subito cosa era successo. È da tempo che sostengo che un monumento come questo meriterebbe ben altra cura ed attenzione, ma purtroppo è da tanto che non vi s’interviene».Anche Cesare Farinelli, appassionato studioso di storia locale che da tanto sollecita un’attenta verifica delle condizioni del ponte, rileva: «Sono troppi i punti di crisi. Quanti sono i punti dove non c’è più quasi parapetto o perché le pietre sono cadute o perché sono state asportate? Non bisogna poi dimenticare la ruggine che pervade il ponte di ferro di cui l’anno prossimo ricorreranno gli ottanta anni dalla costruzione. Il parapetto caduto è probabilmente stato rifatto ai tempi della Mantova-Peschiera (anni Trenta), ma va recuperato». Una forte preoccupazione sulla conservazione del ponte visconteo era stata espressa nel 2007 anche dal World monuments found (Wmf), istituzione privata americana che ogni due anni produce una lista dei 100 monumenti più a rischio a livello mondiale. Proprio per affrontare questa situazione il Comune aveva stipulato una convenzione con gli studenti dell’Università di Nova Gorica per un progetto di restauro del ponte di Borghetto e per la stesura di proposte che portassero fondi nazionali ed internazionali.Progettato dal fiorentino Domenico di Benintendi su commissione di Giangaleazzo Visconti, il ponte, completato nel 1393, voleva essere inizialmente una diga che deviasse le acque del Mincio dal loro corso verso la pianura veronese, con lo scopo presunto di togliere l’acqua a Mantova.

di Alessandro Foroni

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