150° ANNIVERSARIO DELL’UNITÀ D’ITALIA: 1861 – 2011

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Questa nuova edizione della storia di Valeggio, ampliata e aggiornata rispetto a quella che ho scritto nel 1994, è pubblicata nell’anno in cui la nazione italiana celebra solennemente il 150° anniversario della sua riunificazione. Mercoledì 16 marzo, vigilia della festa nazionale, l’Amministrazione comunale valeggiana donerà agli allievi e ai docenti delle scuole primarie e secondarie locali una copia di questo libro.
L’avvenimento non è certo casuale, proprio sulle nostre colline e lungo le rive del Mincio si sono combattute le battaglie decisive che hanno portato alla proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta in Torino il 17 marzo 1861.
Qui, in questo luogo così carico di storia, migliaia d’italiani hanno immolato la loro vita perché un ideale si compisse. Qui, negli accampamenti piemontesi del 1848, i valeggiani hanno udito per la prima volta il Canto degli Italiani, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro. Il successo di quest’inno fu travolgente e ben presto divenne il simbolo del Risorgimento e dell’entusiasmo dei tanti giovani che si sono battuti coraggiosamente nei conflitti che hanno insanguinato la rinascita della nostra nazione: Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò!
Non dobbiamo dimenticarli e non possiamo banalizzarne il sacrificio come ha sottolineato il nostro Capo dello Stato, Giorgio Napolitano:

L’Unità d’Italia fu perseguita e conseguita attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l’intreccio di componenti moderate e componenti democratico rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l’attraversarono.
Siamo un paese nel quale, per tante ragioni, si è diffuso l’orrore per la retorica: io non sarò qui a farvi l’elogio della retorica, ma sotto questa etichetta si sono messe troppe cose, si è teso a buttar via troppe cose. Per esempio, si è diffusa una riluttanza a parlare di eroi: ma che cosa è la storia del Risorgimento se non una storia costellata di episodi di eroismo? Che cosa sono questi giovani che hanno sacrificato la loro vita per la causa della libertà, dell’indipendenza e dell’Unità se non degli eroi? Se guardiamo anche ad altri paesi, vediamo che lì si è molto più attenti a non deprimere il proprio patrimonio storico-nazionale, il proprio patrimonio ideale. Io sono stato a Parigi, invitato a parlare alla Scuola Normale Superiore che ha dedicato una giornata a “Cavour l’Europeo”, richiamando noi tutti allo straordinario valore che per l’Europa ha rappresentato il movimento per l’Unità d’Italia, e il conseguimento dell’Unità. Quindi, liberiamoci da questi complessi, e stiamo attenti ai cedimenti a una rappresentazione sterilmente polemica e distruttiva del Risorgimento e del processo unitario: una rappresentazione del Risorgimento, in particolare, come rivoluzione mancata o fallita.
Il Risorgimento è stata una vicenda molto complicata, molto sofferta, molto contraddittoria. Ci sono stati errori e, soprattutto successivamente all’Unità, ci sono state gravi insufficienze dello Stato unitario, ma non mettiamo sul conto di Goffredo Mameli o degli eroi che hanno sacrificato la loro vita, e in generale degli artefici del grande processo che ha portato alla nascita dello Stato nazionale unitario, gli errori e le responsabilità delle classi dirigenti che si sono succedute dopo l’Unità, fino ai nostri giorni.
Ho avuto modo di dire, e mi piace ripetere, che la grandezza del processo unitario è consistita nella pluralità e ricchezza delle sue ispirazioni, delle sue componenti ideali e delle sue forze reali, e la grandezza di Cavour è consistita nella capacità di far confluire questa pluralità di ispirazioni e di componenti in un’azione politica che ha potuto condurre al conseguimento del risultato possibile.
C’è poi anche un parlare di continuo delle tensioni personali, perfino violente, tra i protagonisti del Risorgimento, ma la cosa fondamentale è che, nonostante quelle differenze e quelle tensioni, prevalse il senso dell’obiettivo da raggiungere, il senso dell’unità.
E vorremmo che anche nell’Italia di oggi su tante tensioni che si possono comprendere – in qualche misura (ma non esageriamo), sono fisiologiche – prevalesse sempre il senso dell’unità che oggi c’è, il senso dell’unità che abbiamo conquistato.

Una nazione che non ha memoria e coscienza della propria storia non ha futuro; nemmeno quello europeo che così faticosamente si sta aprendo il cammino in questo difficile e complesso inizio del XXI secolo.

Cesare Farinelli

Sulla mezzeria del ponte san Marco di Borghetto, nella ricorrenza del primo centenario, fu posto un cippo commemorativo:
1861 – 1961
VALEGGIO NEL CENTENARIO DELL’UNITÀ D’ITALIA

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