L’architettura violata

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Onna, chiesa di San Pietro Apostolo – giugno 2010

Ho impostato questo scritto prima del devastante terremoto in Emilia.

Volevo agganciarmi alle drammatiche immagini dello sconvolgimento avvenuto in Abruzzo, dal quale ho riportato l’immagine che per me riassume simbolicamente il dramma di ciò che ho visto: una povera santa mutilata e svestita che sembra spersa tra rovine e macerie. Perché i terremoti devastano le persone fisicamente, ma anche negli affetti e nel legame alla propria terra, di cui il patrimonio artistico e storico è parte integrante perché memoria e sentimento di appartenenza. Senza di esso si perde la riconoscibilità del proprio Luogo che diviene altro e in qualche modo estraneo e può farci paura perché crollano le certezze con le quali siamo abituati a convivere e riconoscerci.

Purtroppo, questi avvenimenti devastanti e non controllabili dovrebbero farci riflettere su altri “terremoti”, meno evidenti e strazianti nell’impatto immediato, ma che alla lunga producono lo stesso effetto devastante. Mi riferisco all’abbandono del patrimonio architettonico e paesaggistico che abbiamo in eredità gratuitamente.

Perché villa Zamboni è importante, ma anche il ponte visconteo, la Gherlae tutti gli altri edifici che caratterizzano l’immagine di Valeggio? Con sconcerto mi accorgo che l’indifferenza e l’incuria possono essere altrettanto lesivi che una svendita per recuperare pochi soldi sottraendo alla comunità il patrimonio e svilendolo in riconversioni che spesso mancano di rispetto verso le Pietre; le stesse che raccontano la storia di chi ci ha preceduto e che ci ha consegnato la Valeggio che molti ci invidiano con ragione, perché Luogo unico e particolarmente ricco di storia e cultura.

Basta una passeggiata a Borghetto per accorgersi di quanto questo piccolo gioiello si stia trasformando in un baraccone senza anima, una quinta teatrale che si regge su un turismo mordi e fuggi che non porta un valore aggiunto, ma “consuma” un prodotto da cartolina.
Villa Zamboni è un emblema di altre situazioni che rischiano la svendita o il degrado totale, e la responsabilità non è solo diell’amministrazione che ci rappresenta, ma anche dei cittadini che non sono presenti per esigere questa sensibilità.

A cosa serve il patrimonio storico? Tenendo sempre come esempio villa Zamboni, tralasciando il fattore cultura che può essere considerato un lusso di questi tempi, è facile dimostrare che un uso accorto di questa struttura può concorrere ad uno sviluppo economico dell’intero territorio, agendo come perno turistico tra il castello e la piazza, attualmente non valorizzati. Infatti, gli unici poli di attrazione di Valeggio sono il nucleo di Borghetto e il parco Sigurtà, entrambi totalmente slegati dal resto della città, che necessita una valorizzazione sfruttando in maniera colta il patrimonio storico e paesaggistico esistente.

In questa visione siamo riusciti a coinvolgere persone del mondo della cultura, il mondo accademico, professionisti e persone attente all’uso del territorio: cito tra tutti il sindaco Finiguerra, ma anche gli altri partecipanti al convegno Percorsi di Architettura e le docenti del corso di restauro del politecnico di Milano – polo di Mantova che attualmente stanno guidando gli studenti allo studio della villa.

Con quali soldi si possono restaurare i nostri edifici storici? Ad esempio esiste un fondo europeo elargito dalla regione Veneto (se non erro 1.500.000 di euro, circa) destinati ai comuni facenti parte di un partenariato (Valeggio, Sommacampagna, Bussolengo, Villafranca e Sona) per la valorizzazione del patrimonio agricolo, compresi gli edifici storici dedicati, e dei prodotti locali. Avevamo suggerito all’assessore ai lavori pubblici di inserire villa Zamboni in questo progetto, considerato che faceva parte di un antico fondo agricolo e che si sarebbe potuta proporre la costituzione di un frutteto dedicato alla coltura delle pesche antiche e quindi legate al nostro territorio e resistenti al nostro clima, e alla vite maritata con il gelso, recuperando l’antica coltura proprio del fondo Zamboni.

Si è preferito invece chiedere un contributo per palazzo Guarienti, che si trova in centro a Valeggio: il contributo è circa di 200.000 euro e sarebbe usato per l’atrio e il piazzale esterno, vale a dire un ennesimo intervento di pura visibilità.

Per quanto riguarda villa Zamboni, il tetto è ormai devastato, la loggia affrescata si sta degradando ogni giorno di più e non si riescono a trovare i fondi per un minimo di sgombero e pulizia tale da permettere agli studenti di eseguire i loro rilievi con precisione e in sicurezza.

Personalmente mi viene da vedere l’arte e la cultura in generale al femminile, ricca di sensibilità e fragilità e purtroppo troppo spesso vittima di abusi e violenze.

Lanciamo quindi come associazione un appello per amare il nostro territorio e le sue memorie storiche, artistiche, paesaggistiche prima che sia inevitabilmente troppo tardi.

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