Villa Zamboni: un pretesto

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Perché è importante villa Zamboni? Per Valeggio rappresenta un punto importante sia per la sua particolare posizione a ridosso del castello a due passi dal centro storico, sia per la sua storia che la lega profondamente alla gente del luogo. Infatti, oltre ad essere stata donata dal suo ultimo proprietario a uso della comunità, soprattutto per i più giovani, ha ospitato anche l’asilo statale per alcuni anni e in molti la ricordano con affetto.

Per la nostra associazione vi è qualche motivo in più. Abbiamo promosso nel 2010 un concorso d’idee per trovare un riutilizzo funzionale che la facesse rivivere senza sminuire la sua architettura e il lascito di Giuseppe Zamboni. Ora stiamo collaborando con il Politecnico di Milano, polo di Mantova, per studiarla sia nella sua storia sia nella restituzione di un rilievo che non è mai stato eseguito.

Per noi queste attività non sono fine a sé stesse. Ovviamente desideriamo preservare l’edificio dal degrado totale e nello stesso tempo evitare la svendita di un patrimonio pubblico, ma contemporaneamente ci siamo resi conto che questa nostra ricerca può diventare un pretesto, in altre parole un’opportunità per approfondire alcuni temi riguardanti l’Architettura in generale e il suo rapporto con un Luogo specifico in particolare. Può così diventare un motivo di raffronto con altre realtà che riguardino il tema della tutela del proprio territorio.

Innanzitutto, un importante tema di riflessione è quello del concorso d’idee. Siamo partiti dal presupposto di coinvolgere l’amministrazione cercandone il patrocinio, ma non coinvolgendola nella giuria. In tal senso si sono scelti rappresentanti di ordini professionali diversi, del mondo accademico e, in rappresentanza di Valeggio come comunità, il responsabile dell’ufficio Lavori Pubblici e il nostro storico locale, Cesare Farinelli.

Questo però non è ancora sufficiente: è necessario fare cultura, innanzitutto partendo da noi stessi e coinvolgendo il più possibile la popolazione poiché la committenza pubblica deve essere supportata da una cittadinanza attiva in modo cosciente del valore dei propri beni. Fare cultura per noi non significa solo nutrire la mente (il che non è poco), ma dare anche un valido supporto alla economia locale che si basa in buona parte sul turismo.

Restauro e progettazione. A questo riguardo siamo stati molto fortunati perché il corso di restauro che si sta svolgendo sul tema di villa Zamboni rispetta proprio questi presupposti. Vi è infatti è una parte dedicata al rilievo critico guidata dalla professoressa Floriana Petracco, sostenuta contemporaneamente dalla professoressa Anna Maramotti, di formazione filosofica, per approfondirne i significati. La ricerca storica è portata avanti dalla dottoressa Martina Rocca. Si sta svolgendo quindi un’indagine a tutto tondo che unisce l’aspetto puramente tecnico riguardante le misurazioni che servono a dare una restituzione grafica dell’edificio, unito all’attenzione rigorosa della cultura dei luoghi e dei tempi che ne hanno caratterizzato l’evolversi.

Partecipazione. Ci proponiamo di esporre alla cittadinanza i risultati di questo studio, sia rendendo pubblici i lavori degli studenti con una mostra dedicata, sia con un confronto con le docenti sul metodo e sui risultati acquisiti, con la mediazione dell’architetto Manuela Novellini che ha curato i rapporti con il politecnico. Alla mostra degli studenti vorremmo affiancare i progetti vincitori del concorso di idee su villa Zamboni del 2010-2011.

Con questo speriamo di coinvolgere i nostri concittadini perché il bene pubblico è anche di nostra diretta responsabilità perché patrimonio che appartiene a noi che viviamo adesso e che abbiamo il dovere di trasmettere alle generazioni future.

Finanziamenti. È la nota dolente del recupero del patrimonio storico. In questo caso però vi era la possibilità di accedere a dei finanziamenti europei erogati tramite la regione Veneto, attraverso il partenariato tra comuni (Valeggio, Sommacampagna, Sona, Villafranca e Bussolengo). Tali fondi sono predisposti a favore delle aree agricole, comprendendo sia lo sviluppo del turismo sia il recupero del patrimonio storico.

La nostra villa, facente parte di un antico fondo, poteva essere recuperata nell’impianto di colture antiche quali la pesca autoctona che la vite maritata con il gelso. In questo modo si riusciva sia a recuperare lo spazio esterno alle visite pubbliche e a dimostrazioni per nuovi impianti di pesche, ora in piena crisi, sia a ottenere il finanziamento per una riparazione minima del tetto tale da impedire il degrado rapido e totale dell’edificio, attivo fino ad una decina di anni fa.

La nostra proposta all’assessore ai lavori pubblici non ebbe seguito, mentre il finanziamento attraverso questi canali fu chiesto (e ottenuto) per il cittadino palazzo Guarienti, in particolare per la rimessa in ordine dell’atrio e del cortile retrostante. A mio parere questa è una dimostrazione che la politica è più attenta ai progetti di visibilità immediata e che i fondi, purtroppo, non sempre premiano i progetti congrui.

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