Il monte Mamaor: Contributi e proposte

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Il 5 giugno 2012 presentammo, come associazione La quarta luna, le nostre osservazioni riguardanti il PAT di Valeggio sul Mincio. Vorremmo ora pubblicarle, spiegando anche la situazione entro la quale sono maturate e quindi esponendo di seguito ulteriori spunti che, a nostro parere, possono contribuire ad una maggiore comprensione dei nostri intenti.

Innanzitutto ci sembra fondamentale inquadrare le nostre proposte partendo dal concetto base che paesaggio e opere d’arte sono beni comuni, così com’è affermato nell’articolo apparso su Repubblica il 13 luglio 2012 a firma di Dario Pappalardo.

In quest’articolo, si riportano alcune frasi di Francesco De Sanctis, presidente del Consiglio del Mibac (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), che citiamo di seguito.

“… La natura così come uscita dalla mano del Creatore non esiste più. Dobbiamo ritrovare lo spirito del luogo, imparare a rileggere e a valorizzare il paesaggio… “.

“…Il bene culturale deve essere un luogo dove s’incrociano la formazione e la conservazione…”. Il bene culturale quindi come bene pubblico: “… sì, come l’acqua. In questo senso, bisogna responsabilizzare i cittadini di fronte a questa ricchezza che non si può intendere in senso capitalistico. I profitti dei beni culturali si calcolano dopo secoli…”.

Queste affermazioni rimandano immediatamente al Ponte Visconteo, ma anche a Villa Zamboni così come a tutte le realtà di rilievo in Valeggio che sono presenti, ma si stanno purtroppo perdendo: il patrimonio storico paesaggistico non può essere valutato semplicemente come un valore aggiunto, ma si deve soprattutto e a pieno titolo considerare come patrimonio comune, quindi da condividere e far sopravvivere.

Da questo concetto generale, puntando l’attenzione sull’agricoltura che, assieme al turismo costituisce la vocazione primaria di Valeggio e dell’intera area comunale, in quanto attività fortemente legata al territorio ed alle tradizioni locali, abbiamo ritenuto costituire validi riferimenti i seguenti estratti:

Agricoltura centrale per nuovo modello di sviluppo

Dal comunicato stampa del 19 settembre 2012 del Ministero delle politiche agricole, il ministro Mario Catania

“La fotografia dell’Italia che ci restituisce questa ricerca del Censis mette in risalto il ruolo che in questo periodo hanno assunto elementi, da sempre centrali in Italia, come la comunità, il territorio e il cibo ed il legame che questi hanno inevitabilmente con l’agricoltura. Le potenzialità dell’agroalimentare alla luce di questa analisi sono ancora più evidenti e difficilmente qualcuno ne potrà contestare la rilevanza in un nuovo modello di crescita virtuoso cui il nostro Paese deve mirare”.

E ancora prosegue:

“…per far sì che l’agricoltura sia al centro del modello di sviluppo dell’Italia, è necessario che ci sia uno sforzo anche politico di consapevolezza che i valori che l’agricoltura esprime sono elementi cruciali sui quali puntare per il futuro di tutto il Paese…”

“…. Ora dobbiamo riuscire a diffondere ancora di più questa idea di progresso basato sul rispetto della nostra storia e delle generazioni future alle quali consegneremo le nostre risorse….”

Agricoltura e terreni demaniali nel Veneto

Sempre semplificando al massimo, nel maxiemendamento alla legge di Stabilità è contenuto un pacchetto di norme per “rilanciare occupazione in agricoltura ma soprattutto per agevolare i processi di ricambio generazionale nel settore”. In pratica lo Stato, e in particolare il Ministero delle Politiche Agricole, avrebbe dovuto individuare i terreni di proprietà dello stato a vocazione agricola da vendere con una corsia preferenziale per i giovani.

Nella Regione Veneto l’assessore all’agricoltura Franco Manzato, in un comunicato stampa dl 5 novembre 2011, sosteneva che

“… cedere i terreni agricoli demaniali ai giovani significherebbe ad un tempo sostenere la tutela del paesaggio, il rilancio dell’economia e l’innovazione nel settore primario, la salvaguardia del territorio e la sostenibilità ambientale…”.

Più avanti aggiunge

“….mi metto a disposizione del ministro Saverio Romano per avviare un’interfaccia con le regioni che maggiormente vivono di agricoltura, come il Veneto, affinché si metta a punto un progetto di dismissioni capace di sostenere l’imprenditorialità italiana, conformandosi alle sue esigenze, che dia il massimo spazio ai giovani…..”

Sui risultati di queste proposte si veda l’articolo del sole 24 ore.

In quest’ottica, di particolare interesse è questa esperienza d’oltralpe.

Terre de liens (terra di legami)

“Terre de liens” è un’associazione nata in Francia che si prefigge di acquistare aziende agricole per sviluppare un’agricoltura biologica o biodinamica. In Italia è stata costituita un’associazione, “terre Future”, per promuovere uno sviluppo simile per i territori agricoli anche in Italia, allargando l’orizzonte verso situazioni più ampie quali i villaggi ecologici.

Considerando che:

  • i terreni delle due colline sono a vocazione naturalistico – agricola e che il lungo tempo trascorso sotto il Demanio militare ha fatto si che non ci sia inquinamento nel sottosuolo;
  • che comunque esiste la necessità di costruzioni sia per la conduzione agricola che per i presidio del territorio;

riteniamo che la conduzione di una parte del territorio a colture biologiche secondo i principi delle “terre de liens”, offrendo occupazione soprattutto ai giovani imprenditori agricoli, possa essere una soluzione per il futuro di questo territorio. Inoltre, con l’inserimento di un eco villaggio per il presidio delle due colline, vi sarebbe la possibilità di incrementare un turismo diffuso legato all’agricoltura e alla scoperta della natura.

In sintesi noi, come associazione La Quarta Luna, vorremmo:

  • che l’area dei monti denominati Vento e Mamaor venga interamente considerata degna di essere preservata, senza discriminazioni e “sacrifici” di alcuna porzione di essa;
  • che rimanga inalterata l’attuale destinazione ad area agricola, come sostegno all’imprenditorialità giovanile e come occasione di recupero di colture tradizionali biologiche;
  • che tale area venga inserita in un parco ad interesse locale dove possano coesistere una zona prettamente naturale ed una agricola, sul tipo dell’associazione francese “terre de liens”;
  • che le parti costruite, secondo criteri di eco compatibilità, assolvano alla duplice funzione di presidio dei due monti, per quanto riguarda gli edifici rurali e gli insediamenti residenziali sul modello dell’eco villaggio, e di supporto per lo sviluppo agricolo – turistico del territorio, nella forma dell’albergo diffuso e della fattoria didattica.
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