Tesi di laurea di Lisa Cervolo

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POLITECNICO DI MILANO – SCUOLA DI ARCHITETTURA E SOCIETA’
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELL’ARCHITETTURA
A.A. 2009-2010

IL PARCO MAMANATUR E IL MUSEO DEI BAMBINI

TESI DI LAUREA MAGISTRALE

LAUREANDA: LISA CERAVOLO
RELATRICE: Prof.ssa MANUELA NOVELLINI

L’argomento di tesi Nel Comune di Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona, si trovano tre grandi aree collinari ad uso militare: monte Bianco, monte Mamaor, monte Vento; di queste la prima è ancora attiva, le altre due sono oramai dismesse da una decina di anni.
In occasione della stesura del nuovo strumento urbanistico comunale PAT (Piano di Assetto del Territorio) si è sviluppato un acceso dibattito circa la nuova destinazione d’uso soprattutto relativamente al monte Mamaor che ha portato fondamentalmente alla definizione di due posizioni contrastanti: l’una auspica la mera salvaguardia naturalistica; l’altra non esclude la possibilità di interventi anche invasivi ed impattanti, ovviamente legati ad interessi economici di immediato riscontro.

Presupposti: lo studio del territorio e il concetto di parco. La tesi si è inserita in questo dibattito e ne ha tratto spunti, cercando di elaborare un’altra possibile soluzione.
È stato quindi necessario effettuare uno studio approfondito alla duplice scala, territoriale e locale, per conoscere l’area ed individuarne potenzialità e criticità. Gli ambiti d’interesse territoriale analizzati sono stati quello ambientale, infrastrutturale, storico-culturale e ludico-ricreativo-ricettivo.

Ambito territoriale. Questa indagine, che ha preso in esame una porzione di territorio che coinvolge parte delle provincie di Verona, Mantova e Brescia, ha evidenziato un alto livello di naturalità, sia in termini di estensione che di distribuzione capillare, dovuto alla presenza di aree a parco e di siti di importanza comunitaria, collegati da corridoi ecologici, del lago di Garda e del fiume Mincio; ha evidenziato anche la presenza di molti manufatti di valenza storica ed architettonica, di poli culturali attrattivi, di percorsi e luoghi di memoria storica, nonchè la presenza diffusa di spazi ricreativi e per l’accoglienza che riflettono, soprattutto nell’area di Valeggio, la vocazione turistica legata all’aspetto enogastronomico.
Relativamente al sistema infrastrutturale, la presenza di una fitta rete di vie di comunicazione, se da un lato risulta positivo per la facilità di accesso all’area di intervento, dall’altro risulta invece critico in termini di impatto ambientale prodotto.

Ambito locale. Lo studio condotto alla scala locale ha considerato le dinamiche in essere tra il monte Mamaor e il territorio comunale e si è poi focalizzato sull’area militare ospitata sul monte Mamaor evidenziandone, sia le trasformazioni e le invarianti nel tempo, sia la situazione attuale relativamente al costruito ed alla vegetazione.

Un nuovo concetto di parco. Oltre a queste analisi, e considerando la peculiarità naturalistica propria del Monte Mamaor, il confronto con le più recenti teorizzazioni relative al concetto di “parco” si è reso necessario ed ha costituito un valido supporto nella elaborazione della mia proposta.
Questa comporta la realizzazione di un parco territoriale attrezzato, da me denominato Mamanatur, la cui organizzazione logistica e strutturale è tale da renderlo, non solo un luogo di tutela naturalistica, ma anche un’importante risorsa economica e di sviluppo capace di indurre ricadute positive sul territorio circostante; inoltre, a scala maggiore, ne permette l’inserimento in una concezione “reticolare” e non solo naturale in senso stretto.
Un nuovo concetto di parco quindi che concorre alla produzione di qualità e benessere, sia culturale che sociale, alla rinascita di economie locali ed al mantenimento delle tradizioni, tutti fattori che si propongono come possibilità di arricchimento della vivibilità del territorio.

Il parco Mamanatur è stato da me articolato in aree caratterizzate da forme differenziate di uso, godimento e tutela: riserve integrali, riserve generali orientate, aree di protezione, aree di promozione economica e sociale.
Le finalità che porta con sé questo tipo di parco sono: l’opportunità di innesco di micro-economie locali, assecondando la vocazione turistica propria dell’area, basata attualmente sull’accoglienza e sulla enogastronomia, che già privilegia aspetti rurali e naturalistici legati al territorio ed alle sue tradizioni; l’attivazione di un turismo visitazionale e di soggiorno, sfruttando la posizione strategica dovuta alla vicinanza del lago di Garda e della città di Verona; la messa in rete di questo parco con gli altri sistemi ambientali presenti sul territorio e con le presenze storiche di valenza architettonica o evocativa dell’identità del luogo, supportata da un adeguato sistema di percorsi ciclo-pedonali ed equitabili.

La struttura generale del parco prevede spazi per utenze diversificate e con un bacino di afferenza anche sovra regionale. All’interno del parco si articolano, secondo rapporti di dipendenza e compensazione, diverse sub aree: l’area destinata all’ingresso-accoglienza, l’area della fattoria didattica e sociale, entro la quale si colloca anche l’albergo diffuso, l’area dell’arte natura, l’area di riserva integrale, l’area dei laboratori d’arte e dei mestieri, l’area che accoglie il museo dei bambini.
La sinergia di questo micro mondo si orienta verso un concetto di economia sostenibile, capace di sopravvivere indipendentemente da agenti esterni di supporto, promuovendo il giusto equilibrio tra la creazione di nuovi posti di lavoro, la valorizzazione di mestieri e attività all’interno del parco ed il flusso di visitatori.

Il principio costante assunto nell’intervento di riqualificazione del monte Mamaor è quello della sostenibilità. Sostenibilità che viene declinata secondo tutte le sue possibili accezioni:
ambientale, come tutela dell’ambiente naturale; economica, come uso razionale e condiviso delle risorse; sociale, come conseguimento del benessere ed offerta di pari opportunità per tutti.
Proprio in riferimento a quest’ultimo aspetto, viene sviluppato ed affrontato il tema dell’accessibilità, anzi del Design for All, inteso non come progettazione per categorie di utenza dedicata, ovvero quella dei disabili, ma come progettazione di qualità per tutti, ovvero estesa a tutti indistintamente per soddisfarne bisogni e desideri.

Il progetto Lo sviluppo progettuale nel dettaglio interessa l’area del parco Mamanatur destinata al museo dei bambini. Quest’area è pensata soprattutto, ma non solo, per affluenza giovane e mira, attraverso le sue dotazioni e attività, allo sviluppo di una responsabilità ambientale ed alla conoscenza delle potenzialità della natura. Tutto questo viene racchiuso in dinamiche consolidate e strutturate di ciò che viene definito Museo dei bambini.
In questo tipo di strutture i bambini apprendono attraverso l’esplorazione e l’esperienza attiva. L’interattività è un carattere dominante; l’espressione “hands-on!” (mani sopra) in opposizione al “don’t touch!” (non toccare) caratterizza la politica di tutti i musei dei bambini.

Il museo è composto da quattro nuovi corpi di fabbrica che poggiano sui basamenti esistenti, cui fa da elemento di raccordo un ulteriore manufatto posto in posizione baricentrica.
Lo spazio compreso fra gli edifici ed il rilevato retrostante è pavimentato e attrezzato per accogliere confortevoli momenti di sosta, gioco motorio all’aperto, nonché spettacoli teatrali e musicali, sia diurni che serali, non necessariamente legati alle attività museali.
Il retrostante rilievo, sul pendio rivolto verso il museo, è stato ridisegnato, realizzando una sorta di gradinata naturale che funge sia da spazio gioco per i bambini, sia da tribuna per gli spettacoli.
I quattro corpi di fabbrica hanno le caratteristiche e le dimensioni contenute degli edifici esistenti, quale condizione fondamentale per ridurre al massimo l’impatto, non solo visivo, rispetto all’ambiente naturale circostante.
La natura rappresenta l’elemento caratterizzante del museo dei bambini e da ciò la possibilità di osservarla, toccarla, esperirla, in tutti i modi possibili, entrando in dialogo con essa. Questo rapporto che si intende ricreare fra interno ed esterno, metafora dell’approccio dell’uomo con la natura, viene evidenziato con la realizzazione di grandi aperture finestrate, per creare punti preferenziali di osservazione, e con l’adozione di oggetti che, fuoriuscendo dai volumi con fogge diverse, si proiettano verso l’ambiente esterno per catturarne i rumori, le forme, i colori.

Il progetto si delinea quindi in una struttura che dialoga in modo diretto e non invasivo con il verde che lo circonda e in cui il bambino può acquisire conoscenze sul mondo naturale sperimentando, infatti: se ascolto, dimentico; se vedo, ricordo; se faccio, capisco.

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