Cosa succede a Villa Zamboni? La situazione ai giorni nostri

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Villa Zamboni avrà il tetto ripristinato.

Infatti, l’amministrazione si è attivata per ottenere dalla Regione i fondi per questo lavoro di manutenzione straordinaria.

La situazione ai nostri giorni

Nata come residenza, la villa diventò nel 1975 la scuola materna statale di Valeggio, fino al 2003, quindi non molti anni fa, ma la volontà che divenisse tale era contenuta nel testamento del suo ultimo proprietario, Giuseppe Zamboni.

La villa nel suo interno fino a pochi mesi fa, poteva dare l’impressione di aver subito una catastrofe improvvisa che avesse fermato il tempo nell’atto stesso del suo compiersi. Un po’ come succede alle case dopo un terremoto, quando dalle mura squarciate si vedono particolari di un’intimità che la catastrofe ha violato all’improvviso. Sui muri e pendenti dalle travi ci sono ancora tracce di decorazioni di feste, mentre la villa è diventata un magazzino, un contenitore per oggetti inutilizzabili.

Sparsi in giro, fino a poco tempo fa, c’erano ancora le seggioline e i banchi piccoli dei bambini, assieme a sporcizia e vecchi giocattoli abbandonati.

Il tetto, in gran parte rimasto inalterato dalla sua prima realizzazione databile alla fine del settecento, fu solo rafforzato durante i lavori che trasformarono l’edificio in scuola negli anni settanta dello scorso secolo. Dal sopralluogo con l’architetto Giovanni Naso (allora responsabile dei lavori pubblici per il comune di Valeggio e progettista della scuola) ci siamo resi conto delle variazioni nella struttura e, soprattutto, di quanto rispetto il progettista provasse per la villa e quanta dedizione dedicasse al suo lavoro.

Architetto Naso

 Dopo la chiusura della scuola, gli arredi scolastici rimasero nelle aule ormai vuote, spostati e ammucchiati assieme agli oggetti portati alla villa diventata nel frattempo magazzino del comune. Purtroppo da allora non ci fu più manutenzione del tetto: sarebbe bastato, ogni cinque o sei anni, un rimescolamento con eventuale sostituzione dei coppi per far sì che una struttura che esiste dalla fine del settecento, continuasse la sua funzione per altri decenni.

Nella desolazione rimangono ancora tracce di ciò che fu la villa al tempo di Giuseppe Zamboni: la loggia con i suoi affreschi, probabilmente della fine del settecento, ben conservati, fino alla trasformazione dell’edificio in scuola.

Un particolare termosifone in ghisa contenente una piccola nicchia per scaldare probabilmente le pantofole (che ogg non si trova più nell’edificio), fu recuperato e installato nella nuova scuola all’inizio del nuovo scalone che portava al primo piano.

termosifone

In gran parte ci sono ancora gli infissi originari, sia esterni sia interni.

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