L’Arena | 13 aprile 2013 – Villa Zamboni cade a pezzi

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Villa Zamboni cade a pezzi. Un comitato vuole salvarla

VALEGGIO. L’immobile, in posizione privilegiata, è stato scuola materna dal 1975 al 2003. Fu regalata nel 1932. Il gruppo fa conoscere chi fu il benefattore e proprietario che la donò al Comune E anche com’era una volta. «Tante persone ci stanno spronando a farla risplendere»

Villa Zamboni a Valeggio: un comitato prova a farla recuperare FOTO PECORA

Villa Zamboni a Valeggio: un comitato prova a farla recuperare FOTO PECORA

 

Su Villa Zamboni, una villa veneta del 1700, bisogna intervenire subito, pena grossi rischi per la struttura e per gli affreschi in essa contenuti, già danneggiati da anni di incuria. L’allarme è stato rilanciato dal neocomitato «Noi, che…Villa Zamboni» che ha iniziato una raccolta di firme per contrastare il declino della struttura e favorirne un riutilizzo.
La villa, situata in una splendida posizione subito sotto il castello scaligero, fu donata al Comune nel 1932 da Giuseppe Maria Zamboni e fu scuola materna statale dal 1975 (sindaco Giovanni Farinelli) al 2003. Da allora la gran parte versa in stato d’abbandono, se si esclude una piccola porzione gestita dall’Associazione culturale Humus e l’attuale amministrazione ha rifiutato un finanziamento regionale, chiesto dalla precedente, di 250 mila euro, destinati a progettare un centro di riferimento per le famiglie e i minori. Per chi ricorda la struttura, quando serviva da scuola d’infanzia, è stato un colpo al cuore rivedere le foto della situazione attuale, sulla pagina facebook del comitato, con le gravi ferite inferte dalla mancanza di manutenzione del tetto e dalle conseguenti infiltrazioni: una parte della facciata è infatti diventata verde e parte degli affreschi sono crollati assieme al soffitto. «Sono tantissime», dichiara Viola Sabbadini, portavoce del comitato, «le persone che, ricordando i loro trascorsi in quella struttura, s’avvicinano e ci spronano ad attivarci perché la si salvi, facendola tornare a disposizione dei valeggiani. Il nostro comitato, composto da privati cittadini, è stato costituito nel febbraio scorso proprio per riportare l’attenzione su uno degli edifici storici di maggior pregio del nostro paese, evitandone il definitivo degrado e la svendita».
Molteplici gli intenti del comitato. «Oltre ad informare la comunità valeggiana sullo stato di incuria e degrado in cui si trova lo stabile», continua Viola Sabbadini, «vorremmo raccontare la storia di Zamboni, un benefattore e di questa struttura, puntando a mantenerne la proprietà pubblica e a darle un futuro». Si sono perse delle opportunità per un altro membro del comitato, l’architetto Paola Ferrarin che, attraverso l‘associazione «La quarta luna», ha promosso varie iniziative per Villa Zamboni: da un concorso d’architettura per il suo riutilizzo ad un corso universitario del Politecnico di Milano, sezione staccata di Mantova. «I nostri contatti con gli ordini professionali e le università», commenta Paola Ferrarin, «avevano come scopo non solo la conoscenza della villa, ma anche quella di fornire al comune gli strumenti necessari per procedere alla Vic (verifica di interesse culturale), procedura necessaria per qualsiasi azione sull’edificio e soprattutto per poter ottenere fondi. Inoltre ci stiamo adoperando per un rilievo della villa che al momento non esiste». Intanto il Comune, che ha chiesto anche un contributo regionale, ha mandato in Sovrintendenza la documentazione utile per valutare un doppio tipo d’intervento: la parziale copertura con pannelli e sostegni nei punti pericolanti ed il rifacimento del tetto. «Volevamo presentare la doppia opzione», rivela l’assessore ai lavori pubblici, Francesco Bonfaini, «per poter poi decidere liberamente e sulla base dei soldi che avremo a disposizione. Al momento, visti i problemi di bilancio, siamo orientati alla soluzione meno dispendiosa».

Alessandro Foroni
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