Quando è nata Villa Zamboni?

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20 Maggio 1748
L’immagine seguente si tratta di un disegno tecnico: l’ingegner Adriano Cristofali fa una copia ingrandita rispetto ad un disegno del 1746-47. Su questa copia sono segnati i confini tra la proprietà della comunità di Valeggio (il castello) e la proprietà del conte Bernardi.

mappa2Questo disegno è interessante per due motivi: per l’autore, Adriano Cristofali e per la mancanza della villa

“Adì 20 Maggio 1748 Verona
Disegno estrato da me sottoscritto da una mia copia fatta ad istanza della Communità di Vallezzo il dì 15 Luglio 1746, dell’Autentico del disegno del Castel di Vallezzo formato nel sopra luoco da Domino Francesco Cornali Ingegnere della Magnifica Città per comisione et ordine dell’Eccellentissimo Magistrato alle Rason vecchie con la quale io stesso portomi il dì 14 Dicembre 1747 nel sopra luocco di detto Castelo pure ad istanza di detta Communità per ivi fisare alli estremi delli suoi terreni dipendenti dalle ragioni del medesimo Castelo li Termina però sempre l’ordine dell’anti detto disegno Cornali contenendomi: in questo mio disegno dimostro la piccola pezza di terra marcata A, con parte del Brolo del Nobile Signor Conte Giovanni Bernardi ad istanza del quale feci il presente con fedeltà, e verità estrato, e ridotto dal piccolo in grandeza maggiore”
Adriano Cristofali Pubblico Ingegnere
A. Arativa Con Morari del Nobile Signor Conte Bernardi
B. Termini della Communità di Vallezzo il di 14
Dicembre 1747 da me impiantati
C. Muro di Cinta del Brolo del Sudetto Conte Bernardi del
quale mi son valso per confine della Communità l’anno
sudetto.

18 dicembre 1732. Particolare.
Villa Zamboni
in questo periodo, come avviene in molti altri casi, è una “casa dominicale”, ossia padronale con brolo e edifici di servizio. Di proprietà del conte Zuane Bernardi di Verona, potrebbe già essere un luogo di abitazione temporanea, o di “villeggiatura”: comunque è soprattutto un centro di organizzazione e di controllo della produzione agricola e di ammasso di derrate.
Non ha ancora l’aspetto attuale della villa, ma è ben visibile il suo impianto originario: il corpo principale della casa ha un impianto a L, unito tramite un loggiato aperto ad una parte probabilmente destinata a servizi, su due piani. Sono ben visibili anche gli “argeni”, terrazzamenti che sottostanno al castello e che probabilmente sono coltivati a “morari”. Tutta la proprietà è circondata da un muro che, nella zona sud-est, prosegue la facciata della casa e si affaccia sulla strada comunale, oggi via Zamboni.

È ben visibile anche il fabbricato conosciuto oggi come “villino svizzero”, anch’esso circondato da un muro che si fonde con la facciata presso la strada comunale. Da notare l’arco d’ingresso, oggi non più esistente, e le due diverse quote del tetto, che dimostrano come anch’esso sia stato modificato nel tempo.

1773

mappa3Il disegno rappresenta la pianta quotata del “Palazzo”. Non c’è più il terreno coltivato a gelsi come compariva nelle mappe precedenti, ma è segnato il giardino nella parte rivolta a sud, mentre a nord c’è ancora il brolo: il confine a nord è tracciato con un tratteggio. Si ha un doppio accesso dalla “Strada Commune” mediante due rampe.

Mancano gli edifici di servizio, ben delineati nel disegno del 1732: si può pensare che, più che una vera e propria demolizione, il disegno indichi una volontà di trasformazione per arrivare al progetto vero e proprio che troveremo in un disegno dell’anno successivo, 1774.
Il “villino svizzero” è ben tracciato e, confrontandolo con le tavole catastali attuali, si nota che sono rimasti immutati negli anni sia la forma dell’edificio, che il contorno della corte antistante.

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