L’Arena | 2 gennaio 2014 – Villa Zamboni non si deve vendere

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«Villa Zamboni non si deve vendere»

Il comitato raccoglie mille firme per convincere il Comune a non mettere l’immobile sul mercato «Il donatore la regalò per farne un asilo d’infanzia»

Villa Zamboni, l'immobile di proprietà comunale a Valeggio FOTO PECORA

Villa Zamboni, l’immobile di proprietà comunale a Valeggio FOTO PECORA

Villa Zamboni non deve essere alienata. Lo dice con forza il Comitato «Noi, che…Villa Zamboni», sorto ad inizio 2013 per contrastare l’idea di una vendita di questo immobile di pregio situato immediatamente sotto il castello scaligero e donato dal benefattore Giuseppe Zamboni perché diventasse «asilo o ospedaletto» per l’infanzia. Così il comitato, che raccoglie diverse associazioni e singoli cittadini, ha raccolto un migliaio di firme e le ha consegnate al sindaco, Angelo Tosoni e all’assessore ai lavori pubblici, Francesco Bonfaini. Nel documento sottoscritto dai firmatari, si chiede di rispettare quella «cospicua parte della cittadinanza che è concorde sulla necessità di rispettare le volontà testamentarie del donatore e di rendere nuovamente fruibile Villa Zamboni ai valeggiani, scongiurando qualsiasi ipotesi di alienazione a privati». Si sottolinea anche che proprio durante la raccolta delle firme «è più volte emerso il forte attaccamento dei nostri compaesani a questo stabile, negli anni in cui fu destinato ad asilo comunale e come bene irripetibile appartenente ad ogni singolo cittadino di Valeggio», oltre alle domande sul perché l’edificio versi in stato di degrado, segno di un’incuria che perdura dall’anno della sua chiusura come scuola d’infanzia nel 2003.
Nell’incontro il sindaco ha rivendicato con forza le ultime iniziative della sua giunta, con la partecipazione alla fiera Eire (Expo Italia Real Estate), dove l’immobile è stato presentato con destinazione d’uso finale «uffici-turistico-alberghiera» e la possibilità che la bella residenza rientri nel progetto Valore-Paese-Dimore dell’Agenzia del Demanio. Progetto che prevede la concessione di valorizzazione per 50 anni di beni del demanio storico-artistico, con la creazione d’un network di strutture turistico-recettive d’élite. Tra queste ci sono complessi carcerari come il carcere di Terra Murata a Procida (Napoli) e le caserme La Rocca e XXX Maggio a Peschiera del Garda.
Rendendosi conto però che questa iniziativa non va incontro alle richieste di chi vuole mantenere la fruibilità della struttura per i valeggiani, Tosoni ha estratto il classico coniglio dal cappello. «Una parte di Villa Zamboni», ha affermato,«“potrebbe diventare un centro d’eccellenza sui sapori e sul cibo, sviluppando delle sinergie con Slow food e con l’Università di Verona. Su questo ci stiamo attivando perché ci sembrerebbe una destinazione consona con le specificità del territorio». Perplesse sui modi e sui tempi le varie associazioni. «Bisogna partire sempre dalle indicazioni contenute nel lascito testamentario», afferma Viola Sabbadini, portavoce del comitato promotore,«“che mettevano al centro la fruibilità dell’immobile per la comunità valeggiana e dalla sensibilità manifestata da tanti concittadini. Darla in concessione per cinquant’anni non mi sembra che risponda a questo prerequisito. In questo scorcio di tornata amministrativa basterebbe che la villa fosse tenuta in buone condizioni».
Nei mesi scorsi era stato effettuato un intervento del costo di poche migliaia di euro sul tetto, rimandando una definitiva sistemazione, col rischio di compromettere anche affreschi che potrebbero scomparire. «Il progetto di un centro di eccellenza sui sapori e sul cibo», afferma l’architetto Paola Ferrarin, dell’Associazione La quarta luna, deplorando la mancata valorizzazione del lavoro dell’associazione, «deriva dalle proposte scaturite dal concorso d’idee indetto nel 2010 dalla nostra associazione assieme all’Ordine degli Architetti di Verona. Peccato che non sia stato riconosciuto il lavoro da cui è stato tratto lo spunto e che nessuno c’abbia coinvolto. Nemmeno è stato riconosciuto l’apporto dato con i materiali forniti da noi all’amministrazione per la Vic (Verifica d’interesse culturale) da parte della Soprintendenza». Ferrarin torna poi sul divieto d’accesso alla villa. «È stato vietato», continua l’architetto, «a studentesse che dovevano effettuare un rilievo per la tesi mentre altri hanno potuto accedere indisturbati». Diversa la valutazione dell’assessore ai lavori pubblici, Francesco Bonfaini: «Abbiamo effettuato un intervento sul tetto che limitasse le infiltrazioni d’acqua. Ogni ulteriore intervento va rimandato a quando sapremo qualcosa di più sulla destinazione dell’immobile che all’Eire ha suscitato interesse. Sulla sicurezza dobbiamo essere prudenti».

Alessandro Foroni
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