L’Arena | 27 aprile 2014

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C’è una svolta nella vicenda dell’affresco di villa Zamboni che cittadini e associazioni chiedono

C’è una svolta nella vicenda dell’affresco di villa Zamboni che cittadini e associazioni chiedono venga salvato prima che finisca in frantumi.
Arriva infatti la presa di posizione dell’assessore ai lavori pubblici, Francesco Bonfaini, che vuole incaricare una restauratrice che sta già operando nell’atrio di palazzo Guarienti.
«Ho contattato», rivela Bonfaini, «la restauratrice che sta lavorando lì e che ha già effettuato un sopralluogo a villa Zamboni.
Dopo una relazione tecnica, potrebbe attivarsi per effettuare un intervento in tempi brevi che tamponi la situazione di emergenza verificatasi con la caduta di alcune parti dell’affresco».
Finora l’amministrazione comunale aveva scelto di posporre interventi consistenti sulla villa, legandoli a futuri interventi di privati cui dare la villa in concessione. Poi la pressione di tanti cittadini, dell‘associazione «La Quarta luna», del Comitato «Noi, che… villa Zamboni», ma anche l’invito del soprintendente Gianna Gaudini al Comune perché si attivasse, ha prodotto un cambio di direzione.
Proprio nei giorni scorsi c’era stato un incontro tra l’amministrazione, le associazioni e un team di giovani progettisti, che avevano vinto il concorso promosso nel 2010 da «La Quarta luna», incaricati di stilare un progetto preliminare di recupero della villa.
Piano che prevede un forte intervento del privato cui verrebbe ceduta gran parte della villa in concessione per alcuni decenni, nell’ambito del progetto «Dimore», creato dall’Agenzia delle entrate per gestire edifici di pregio e che è in contrasto con la forte richiesta di un uso pubblico della villa.
Nell’incontro tra l’assessore Bonfaini, i progettisti e le associazioni, l’amministrazione aveva ancora una volta sottolineato le problematiche legate al costo del restauro dell’affresco, alle difficoltà dell’iter da seguire con la Soprintendenza e alla priorità di avere quanto prima un progetto da presentare a Roma per l’iniziativa «Dimore».
Le associazioni avevano invece evidenziato il rischio di un collasso definitivo dell’affresco, la semplificazione degli interventi d’urgenza per i quali la Soprintendenza richiede solo una segnalazione e la possibilità che si realizzasse un intervento di qualità e con minori oneri, richiedendo il coinvolgimento di istituzioni come l’Accademia Cignaroli. A quel punto le associazioni erano state invitate a riattivare i contatti interrotti per la chiusura della villa, per cercare soluzioni compatibili anche con le difficoltà di bilancio.
Poi la decisione dell’amministrazione di prendersi carico della messa in sicurezza dell’affresco.
«Abbiamo pensato», ribadisce l’assessore, «che avevamo già al lavoro una professionista a palazzo Guarienti e preferiamo far fare a lei, piuttosto che a degli studenti, un lavoro delicato anche sotto il profilo delle tutele assicurative. Inoltre sarebbe un intervento tempestivo che potrebbe partire nel giro di una quindicina di giorni e uscirebbe anche una relazione storica per la Soprintendenza».
Sul fatto che i frammenti dell’affresco caduti dal soffitto non siano stati conservati Bonfaini è tranquillo: «La restauratrice ha verificato che si sono staccate solo le parti meno significative. Diverso era se fosse caduta la testa dell’angioletto».
Poi Bonfaini torna sulle scelte effettuate per villa Zamboni. «Se il Comune avesse deciso di restaurarla», confessa l’assessore, «avremmo dovuto spendere magari un paio di milioni di euro e tenere bloccato il Comune. Mi chiedo a che scopo. Col progetto “Dimore” rimarrebbero invece alcune sale espositive per la didattica del cibo e del gusto, oltre al villino svizzero».
Anche sul fatto che il lascito novecentesco di Giuseppe Zamboni leghi l’utilizzo della villa ad interventi a favore di bambini e ragazzi Bonfaini non ha dubbi: «Abbiamo interpellato dei legali e non ci dovrebbero essere problemi, anche perché non ci sono più discendenti che potrebbero essere contrari alla decisione».

Alessandro Foroni
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