Villa Zamboni. Non c’è pace sul monte Ogheri.

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Questa mattina, domenica 27 aprile 2014, è uscito sul quotidiano “L’Arena” un articolo riguardante i lavori a villa Zamboni. Le notizie riportate sono incomplete e, alcune di queste, richiedono una rettifica.

Cosa sta succedendo nella loggia di villa Zamboni?

Innanzitutto, vi è stata una scelta precisa sul metodo di conservazione dell’affresco da utilizzarsi. Partiamo con ordine:

Domenica 23 marzo ricevetti una telefonata dall’assessore Francesco Bonfaini in cui mi si chiedeva di assumere l’incarico per la messa in sicurezza dell’affresco della loggia di villa Zamboni. Risposi che se ne doveva parlare nelle sedi appropriate e ci accordammo per un appuntamento il giorno dopo in comune, presso l’ufficio tecnico.

Lunedì 24 marzo: all’incontro nell’ufficio tecnico del comune di Valeggio sul Mincio sono presenti, oltre alla sottoscritta, l’assessore Francesco Bonfaini, il responsabile dell’ufficio, l’architetto Ivo Mazzi e, in rappresentanza del comitato “Noi, che… villa Zamboni”, Viola Sabbadini. Alla proposta di eseguire un intervento di “velinatura” o “bendatura” che dir si voglia, feci presente che i tempi erano cambiati in quanto ormai l’affresco era prossimo al collasso e serviva un intervento specialistico che fornisse una maggiore sicurezza per il consolidamento dell’intonaco.

A questo proposito presentai un’ipotesi di lavoro da eseguirsi tramite la ditta Lithos, di cui avevo esaminato il curriculum e, soprattutto, avevo verificato il metodo di restauro visitando un cantiere con problemi analoghi a quelli del soffitto della loggia di villa Zamboni.

zamboni_pace_01IN ALTO | Soffitto con le stesse caratteristiche di degrado della struttura dell’intonaco affrescato di villa Zamboni. Vale la pena di soffermarsi sul tipo d’intervento che si svolgerà per salvare l’affresco da un ormai prossimo stato di collasso.

Innanzitutto c’è da informare che l’assessore ai Lavori Pubblici, in accordo con il responsabile tecnico, hanno acconsentito ad un intervento specialistico maggiormente oneroso, che consente non solo di evitare il distacco, ma anche di consolidare il soffitto. Tale intervento è definitivo, al contrario della semplice “velinatura” (o bendatura), che sarebbe stato un intervento d’urgenza di puro tamponamento del problema, ma che si sarebbe dovuto riprendere entro pochi mesi.

VZ_secondafaseL’intervento consta di una prima fase, che in pratica impedisce all’intonaco di cadere ed è eseguibile con una comunicazione d’urgenza alla soprintendenza, ed una seconda che permette il consolidamento del supporto dell’affresco.

La prima fase consiste nel sostenere l’intonaco tramite dei listelli di legno ancorati alle travi del solaio: in questo modo si ferma il distacco e si ottiene una superficie senza avvallamenti, pronta per l’intervento di consolidamento.

 

A SINISTRA | Soffitto sottoposto ad un primo ancoraggio di sostegno all’intonaco

La seconda fase ha bisogno dell’approvazione da parte di due soprintendenti poiché sono soggetti a intervento parti di un edificio vincolato (Soprintendenza per i Beni Architettonici e paesaggistici per le Provincie di Verona, Rovigo e Vicenza) e un affresco, soggetto a specifiche disposizioni di tutela (Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici e etnoantropologici per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza). In questa fase si provvederà al consolidamento del sostegno della superficie pittorica, in altre parole alla pulizia, sostituzione e completamento del incannucciato e, infine, al consolidamento dell’intonaco.

Contemporaneamente si provvederà affinché il tetto della loggia sia esente da infiltrazioni, attivando le iniziative indispensabili per la sicurezza di chi lavora in questa zona della villa.

VZ_terzafase

 

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