Zamboni. Una famiglia, una villa.

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Dal passato emergono frammenti che concorrono a far luce sulla famiglia Zamboni che ha legato indissolubilmente il suo nome a Valeggio. Da alcuni scritti e dall’intestazione di una lettera, riusciamo a intravvedere la personalità di Gustavo, l’ingegnere che fu il padre del nostro benefattore. Vi assicuro che il suo scrivere rivela una personalità per nulla banale, anzi! Arguto, ironico, ben consapevole del valore del denaro e per nulla incline a lasciar correre, se pur con eleganza in alcuni casi beffarda e pungente: questo rivelano i suoi scritti. Speriamo a breve di aver materiale più consistente da rendere pubblico. Intanto, però, due importanti considerazioni

  • Una lunga, lenta e a volte sconfortante ricerca produce piccoli frammenti che raccontano – e per questo rendono più vicini a noi – i personaggi protagonisti della storia della nostra villa. In questo caso, abbiamo un tassello in più su Gustavo Zamboni: padre del nostro benefattore, marito di Giuseppina Gandini Morelli Bugna (importante famiglia di Villafranca), uomo politico (sindaco di Valeggio) e laureato in ingegneria. Adesso sappiamo che aveva uno studio a Verona e che vi esercitava la sua professione: quindi non solo un agiato cittadino che frequentava il mondo dell’alta borghesia, ma anche un professionista. Si aprono quindi nuovi campi di ricerca.
  • Gli Zamboni rappresentavano in pieno la propria epoca: non santi calati dal cielo o eroi irraggiungibili, ma una famiglia di persone ricche, amanti della cultura, inseriti nel clima del loro tempo che, come molti altri personaggi coevi, lasciavano le loro ricchezze a disposizione dei concittadini. In un periodo in cui la politica è lontana dai cittadini per disinteresse e corruzione di alcuni, portare alla luce queste personalità e loro ideali serve anche ad aiutarci a guardare con fiducia verso un futuro migliore.

È questo, quindi il senso della “battaglia” per villa Zamboni, per tutte le ville Zamboni che ci sono in quasi tutti i nostri paesi e le nostre città: difenderle dal degrado dovuto sia a una lenta distruzione per incuria, ma anche da un uso non in linea con i valori e i desideri dei vari donatori.

Forse la parola chiave è questa: valori, forse l’unico vero motore che ci consente di sperare, mediante azioni concrete, in una nuova coesione tra cittadini dove sia importante mantenere i nostri diritti, rispettare chi dona del suo alla comunità e, perché no, continuare a sognare di essere affidatari di una Bellezza da tramandare il più possibile integra, se non accresciuta.

E voi, per villa Zamboni, ci mettete la faccia? Coraggio!

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