L’Arena | 9 settembre 2014 – Villa Zamboni da recuperare

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Villa Zamboni da recuperare «Privatizzata per 50 anni»

È l’ipotesi accomunata al progetto di restauro «Bisognerà intervenire sul terrapieno del castello» Ma alcuni sono scettici: «C’è il rischio di seri crolli»

Un'ala di villa Zamboni, immobile storico da recuperare FOTO PECORA

Un’ala di villa Zamboni, immobile storico da recuperare FOTO PECORA

 

È stato presentato in sala Toffoli il progetto preliminare di recupero per Villa Zamboni, immobile di pregio situato sotto il castello scaligero, che l’amministrazione, aderendo al programma «Valore Paese-Dimore», vorrebbe dare in concessione a un privato per la sua valorizzazione in ambito turistico-ricettivo, traendone anche spazi pubblici. «È prioritario recuperare il corpo centrale», ha affermato Alessandra Rampazzo, uno dei due progettisti che, assieme a Marcello Galiotto, avevano vinto nel 2011 il concorso d’idee organizzato dall’associazione «La Quarta luna», in collaborazione con il Comune e che si sono visti assegnare il progetto preliminare, «perché vi sono diverse pro- blematicità e poi, anche per stralci, sul lato sud e sul lato nord della villa (dove opera l’associazione Humus, ndr), creando vicino al terrapieno un museo del gusto e, dall’altra parte, anche con una sopraelevazione, giustificabile storicamente, un’accademia del gusto con bar e spazio cucina. L’intenzione è anche quella di collegarsi a Expo 2015, realizzando un campus culinario che si legherebbe alle specificità del territorio e alla sua posizione strategica tra Veneto e Lombardia».
L’eventuale investitore avrebbe così a disposizione per cinquant’anni, con un canone da concordare, la parte più consistente della villa, con la possibilità di recuperare spazi voltati sottostanti per realizzare un ristorante o un’enoteca. Poi Aldo Patruno, funzionario dell’Agenzia del Demanio, ha illustrato le idee guida del progetto «Valore Paese-Dimore». «Non puntiamo alla svendita dei beni pubblici», ha affermato Patruno, «ma alla loro valorizzazione. Un po’ come abbiamo fatto con Villa Tolomei a Firenze che era ridotta a un rudere e ora è un resort a cinque stelle. La cito perché, pur trattandosi di ambiti diversi, ravviso nell’immobile valeggiano alcuni tratti simili di particolare interesse. In questi casi le risorse si trovano ma bisogna avere chiara l’idea ed il progetto di gestione. Quello che spesso manca negli enti locali quando decidono di ristrutturare un immobile che poi, non utilizzato, si degrada».
Sarebbero ormai 200 gli immobili di pregio entrati nel programma, per metà di proprietà di enti locali. Per questo l’Agenzia del Demanio ha creato una cabina di regia assieme a Invitalia ed Anci, coinvolgendo anche altre istituzioni, dal Mibact (ministero Beni culturali e turismo) al ministero dello Sviluppo economico, dalla Cassa depositi e prestiti alla conferenza Stato-regioni, per velocizzare la procedura. Patruno è poi sembrato sorpreso quando sono emersi i tanti dubbi dei rappresentanti dell’ associazione «la Quarta luna» e del comitato «Noi, che Villa Zamboni» che da tempo si battono per un recupero che si coniughi con la fruizione pubblica della struttura. Per loro la situazione valeggiana e quella fiorentina non sono per niente sovrapponibili.
«Villa Tolomei è una residenza», ha sostenuto Elisa Zenato, «mentre Villa Zamboni è stata lasciata ai valeggiani, destinandola alle fascie giovanili». Più tecniche le osservazioni dell’architetto Paola Ferrarin: «Non si possono demolire muri portanti e solai e neppure la zona a nord, dove c’è l’associazione Humus, pure vincolata. Sarebbe poi estremamente pericoloso intervenire sul terrapieno sottostante il castello scaligero prima della perizia di un geologo, perché vi sono già stati dei crolli».
Poi Viola Sabbadini, del comitato «Noi, che Villa Zamboni» ha chiesto se il privato «potrà allontanarsi dal progetto originario» e se potrà utilizzare l’ Art bonus, le facilitazioni fiscali per chi sostiene la cultura. Nel primo caso Patruno ha risposto negativamente, ma solo «se il bando metterà i paletti previsti dal progetto preliminare», mentre per il secondo aspetto ha risposto affermativamente. Poi Patruno ha rassicurato sul continuo monitoraggio da parte della Sovrintendenza regionale. Successivamente il sindaco è intervenuto sostenendo che «villa Zamboni va tolta dal degrado e quella attuale è una strada percorribile, anche in considerazione dei tanti monumenti in crisi, dal ponte visconteo che rischia di crollare alle rocche del Serraglio, a Palazzo Guarienti di cui vorremmo terminare il restauro. Non si preoccupino le associazioni che hanno a cuore l’immobile. Faremo i passi successivi sentendo anche loro».

Alessandro Foroni
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