L’Arena | 14 gennaio 2015 – Scoperti i visi dell’antica borghesia

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Scoperti i visi dell’antica borghesia

Le fotografie delle famiglie Bottagisio, Morelli Bugna e Zamboni rivelano personaggi vissuti a cavallo tra fine Ottocento e Novecento

Bisognerebbe rinominare Villa Zamboni e studiare gli incroci tra la famiglia di Giuseppe Zamboni, che donò il prestigioso immobile settecentesco al Comune e quelle villafranchesi dell’agiata borghesia dei Bottagisio e dei Morelli Bugna. Questi alcuni degli spunti che forniscono le fotografie esposte nella mostra «Villa Gandini Zamboni. Il fascino discreto della borghesia», organizzata dall’associazione «La Quarta Luna» e che si è tenuta a palazzo Guarienti fino al 6 gennaio.
«La villa», dichiara Paola Ferrarin, della Quarta Luna, «è stata dedicata da Giuseppe Zamboni alla madre, Giuseppina Gandini, come dimostra una scritta all’ingresso della villa stessa e così dovrebbe essere chiamata. Partendo da questo spunto, abbiamo verificato con una ricerca nell’archivio Bottagiso a Villafranca, che effettivamente il casato Gandini era quello legato alla famiglia dei Morelli Bugna».
Dalla ricerca in archivio e dal materiale iconografico ritrovato emergono tanti piccoli tasselli che stanno dando vita a molti intrecci da approfondire. «Abbiamo privilegiato la parte villafranchese», continua Paola Ferrarin, «perché porta alla luce i visi dei protagonisti della storia della nostra villa. Si può così vedere un giovane Gustavo, l’ingegnere e sindaco di Valeggio (dal 1884 al 1889), padre di Giuseppe, il benefattore, in una foto assieme ai nobili amici e, in particolare, ad Alberto Bottagisio del quale divenne cognato. Proprio nella ricorrenza del venticinquesimo di matrimonio di Bottagisio con la maggiore dei Gandini Morelli Bugna, Elisa, si riconosce un Gustavo ormai invecchiato e un giovane Giuseppe, allora ventenne. L’emozione più grande è stata però lo scoprire il viso di Giuseppina, morta appena ventitreenne quando il figlio Giuseppe aveva appena tre anni. Una bellissima ragazza della quale Giuseppe sembra avere ereditato i tratti delicati e una certa malinconia».
Tra le altre c’è anche la nonna di Giuseppe, nonna Cecchina, alias Francesca Porati, d’origine milanese. Lei, come poi la figlia Elisa, porterà avanti con decisione gli affari di famiglia, dopo essere rimasta vedova con sette figli, tutti raffigurati nel monumento funebre di famiglia al cimitero monumentale di Verona. La suggestione delle immagini, riproduzioni degli originali conservati a palazzo Bottagisio, è determinata anche dalla bellezza delle foto scattate da Lotze e Kaiser, i maggiori fotografi dell’epoca e rappresentanti un interessantissimo spaccato anche per una storia del costume delle famiglie del nostro territorio. Di particolare interesse anche le immagini della villa, prima del restauro che la trasformò in scuola d’infanzia negli anni settanta, provocando anche qualche rimaneggiamento. Tante le persone che hanno sfidato il freddo dell’androne di palazzo Guarienti per vedere la mostra.

di Alessandro Foroni
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