L’Arena | 3 febbraio 2015 – Villa Zamboni città del gusto? La Soprintendenza dice no

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Villa Zamboni città del gusto? La Soprintendenza dice no

La bocciatura arriva perché sarebbero trasformati i corpi di fabbrica e i volumi non sarebbero corretti I comitati: «Bisogna essere rispettosi dell’edificio»

La Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici dice no al progetto del Comune per realizzare una cittadella del gusto a Villa Zamboni, immobile di pregio sottostante il castello scaligero. Intanto i gruppi e le associazioni che si battono perché la struttura venga ristrutturata e riportata ad un utilizzo pubblico s’incontrano per trovare una strategia comune e il Movimento 5 Stelle locale lancia la raccolta di firme per un referendum consultivo. Non è piaciuto alla Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici il progetto preliminare, sottoposto anche a una consultazione pubblica online, che il Comune aveva scelto per partecipare all’iniziativa dell’Agenzia del Demanio «Valore Paese-Dimore», che punta a recuperare edifici storici col concorso dei privati.
L’organismo di tutela scrive, in una lettera inviata al Comune a dicembre, che il progetto presentato «non è compatibile con la conservazione del bene». La bocciatura è completa perché la Sovrintendenza, che richiama la particolarità del contesto, con la vicinanza del castello scaligero e del Parco Sigurtà, stigmatizza «le notevoli trasformazioni dei corpi di fabbrica» e gli «adeguamenti funzionali non coerenti con gli spazi interni ai vari livelli». Anche i volumi previsti lateralmente all’edificio principale vengono definiti «non congrui» per «forme, materiali e rapporto con il costruito storico». Per Paola Ferrarin, architetto e portavoce dell’Associazione «La Quarta luna», che aveva organizzato un concorso d’idee per il riutilizzo di Villa Zamboni, il documento della Sovrintendenza impone una maggiore prudenza per il futuro. «Non solo bisogna essere più rispettosi», sostiene Ferrarin, «d’un immobile di questo pregio che non deve essere stravolto, ma bisognerà effettuare approfondimenti sul versante geologico e archeologico per evitare che vi possano essere sorprese legate alla stabilità del terrazzamento sottostante il castello e al possibile ritrovamento di reperti medievali. Certo un nuovo progetto dovrà contemplare da una parte la tutela e il riutilizzo pubblico del bene, dall’altra la redditività per il privato».
Poi Ferrarin torna sulla situazione critica della loggia e dei suoi affreschi: «Un anno fa lanciammo l’allarme e qualcosa s’è fatto ma per metterli in sicurezza il tetto deve essere riparato. Poi partiremo con la raccolta fondi per intervenire sulla loggia, la parte più pregiata della villa, con il consolidamento dell’intonaco e, successivamente, della parte pittorica».
Pieno appoggio su questo versante anche dal comitato «Noi, che Villa Zamboni» che, con la portavoce Viola Sabbadini, sottolinea sia l’importanza di una concertazione tra chi ha a cuore la tutela dell’immobile, sia la necessità che l’intervento sulla loggia debba essere realizzato tempestivamente «per evitare che quella parte vada irreversibilmente perduta e, al contempo, per rendere i cittadini – quelli di Valeggio in particolare – protagonisti di un’azione su un bene che appartiene a tutti loro».
Proprio sul mantenimento della proprietà comunale s’appunta il referendum consultivo proposto dal M5S in cui si chiede al cittadino se è «favorevole alla tutela di Villa Gandini-Zamboni quale bene donato alla comunità» e «alla sua permanenza quale immobile di proprietà comunale da destinarsi totalmente ad uso diretto o indiretto della collettività, secondo quanto espresso dal benefattore Giuseppe Zamboni?». Per Chiara Corsini, portavoce del M5S, «la consultazione online non è statisticamente significativa e inoltre Villa Zamboni è da considerarsi un bene comune sui cui sono i cittadini a dover decidere sia sull’eventuale cessione sia sulla destinazione d’uso, dopo un’adeguata informazione sul tema. Mi auguro che l’iniziativa sia sostenuta da chi ha a cuore la villa». La raccolta delle 1.000 firme necessarie per arrivare al referendum è infatti iniziata senza il supporto delle associazioni che si battono per Villa Zamboni.

di Alessandro Foroni
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