Il giardino di Villa Zamboni

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Facciamo rivivere il giardino a villa Gandini Zamboni?

Giornata caldissima quella del 7 giugno a Valeggio, ma non nel giardino della villa rinfrescato dall’ombra dei tigli e da una leggera brezza che ci ha accompagnati per tutto il giorno.

E’ stato bellissimo vederlo vivere con la presenza di famiglie, bambini che giocavano e un bel picnic estivo: sarebbe proprio l’ideale che questo giardino pubblico fosse a disposizione dei cittadini per goderlo e ripararsi dall’afa estiva.

Però mancava qualcosa…

Com’era il giardino della villa?

Dalle foto di fine Ottocento e del primo Novecento, si vede chiaramente che i terrazzamenti nei dintorni della villa erano coltivati a vite.

Le mappe più antiche ci mostrano che il terreno di proprietà comprendeva anche i “morari”, cioè i gelsi.

A oggi, nei dintorni, ci sono ancora tracce di vitigni inselvatichiti e gelsi che in questo periodo ci offrono gustosissime more, soprattutto bianche.

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Ma, dentro il recinto, il giardino, com’era? I tigli che ci sono ora (profumatissimi!) sono stati piantati in epoca più recente: nelle foto dei lavori alla villa degli anni settanta, appaiono chiaramente come piante molto giovani!

Temo che, senza un ritrovamento fortunato di qualche foto o di documenti antichi, la sistemazione del giardino rimarrà per noi un mistero.

Peraltro, ci sono alcune foto che ci danno qualche spunto: grazie a Monica e Silvano di Miglioranzo Garden​ abbiamo recuperato qualche piccola idea…

Un tuffo nel passato guardando vecchie foto…

 

Strana quell’aiuola con il mezzo un angelo che regge una fiaccola e che si rivolge proprio verso la porta d’ingresso principale della villa.

La fiaccola alta nella mano destra e una corona nell’altra, rappresenta proprio il desiderio di mantenere viva per sempre una memoria.

 

E poi la stranezza del rosmarino piantato ai suoi piedi… Una casualità ? può darsi. Certamente è strano che i proprietari di una villa così curata, con un giardino enorme, destinino il luogo di una pianta aromatica proprio ai piedi di una così bella statua.

E se ci fosse un’altra spiegazione?

Rosmarino: simbolo dell’amore, della morte, del ricordo

Simbolo funerario, sacro ad Ares, il rosmarino emblematizza l’amore, la morte, il ricordo.

Simbolo funerario, sacro ad Ares, dio greco della guerra identificato più tardi con il grande dio romano Marte, il rosmarino è la metafora dell’amore, del ricordo e della morte.

Gli antichi Greci e Romani coltivavano il rosmarino come simbolo d’immortalità dell’anima: i rami venivano adagiati fra le mani dei defunti e bruciati come incenso durante i riti funebri: il rosmarino veniva infatti chiamato pianta dell’incenso.

Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta la storia della principessa Leucotoe: figlia del re di Persia, sedotta da Apollo entrato furtivamente nelle sue stanze, fu uccisa dal padre, per cancellare l’onta subita.

Sulla tomba della principessa i raggi del sole penetrarono fino a raggiungere le spoglie della fanciulla, che lentamente si trasformò in una pianta dalla fragranza intensa, dalle esili foglie e dai fiori viola-azzurro pallido: il rosmarino.

Inizialmente utilizzato per aromatizzare il vino, solo nel Trecento si trova in uso come aroma.

Nel Medioevo veniva usato per scacciare spiriti maligni e streghe durante le pratiche esorcistiche, e, per molto tempo, è stato considerato un mezzo scaramantico, per schermarsi dalle forze maligne e dalle malattie.

Il profumo persistente dell’arbusto sempreverde è equiparato al ricordo, alla costanza, alla devozione, alla memoria; veniva perciò usato nei filtri d’amore per incantare il cuore ed attirare i ricordi amorosi.

Per la sua azione rinforzante sulla memoria, è ritenuto la pianta del ricordo. Ofelia, nell’ Amleto, esclama: “Ecco laggiù il rosmarino, la pianta del ricordo”. E ancora si legge: “C’è il rosmarino, per la rimembranza. Ti prego, amore, ricorda”.

“Se vuoi guadagnarti la stima dei morti,
porta loro corone di rosmarino e di mirto”.
Orazio

Il giardino di Elide

Dalle vecchie foto dell’archivio dell’architetto Giovanni Naso, da com’è sistemato l’esterno della villa, appare un grande amore per i fiori: fioriere e sostegni per le piante di vario tipo sono oggi spariti, ma le foto ci portano indietro negli anni e ci fanno scoprire questo particolare.

Le serre, i pergolati sono sicuramente risalenti ai primi decenni del Novecento ed è quindi lecito pensare che fosse Elide, la compagna degli ultimi anni di vita di Giuseppe Zamboni, l’amante dei fiori.

A parte le piante rampicanti che negli anni settanta erano già rigogliosamente disordinate, alcuni gruppi di fiori riconoscibili sono proprio le ortensie: ne abbiamo riportate alcune in villa, convinti che possano fari ritrovare, almeno in piccolissima parte, il sapore di altri tempi del giardino di Elide.

Paola Ferrarin

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