Il restauro della loggia di villa Gandini Zamboni. Il soffitto prima dell’intervento

0

Lo stato del soffitto prima dell’intervento

Lo stato del soffitto si può giudicare dalle foto, soprattutto se si comparano le situazioni della fine del 2010 (periodo in cui la nostra associazione con l’Ordine degli Architetti di Verona organizzò un concorso di idee per il futuro della villa) e quelle scattate nel 2013, anno in cui iniziammo a proporre di effettuare gli interventi di ripristino del soffitto.

Stato della loggia nel settembre 2010

Stato della loggia nel settembre 2010

Stato della loggia nel 2013

Stato della loggia nel 2013

La situazione era veramente drammatica: se non si fosse intervenuto al più presto, probabilmente avremmo perso gran parte del soffitto decorato.

Stato del soffitto nel settembre 2010

Stato del soffitto nel settembre 2010

Stato del soffitto nel gennaio 2013

Stato del soffitto nel gennaio 2013

Una foto sfuocata risalente agli anni Settanta, mostra  il putto racchiuso nella cornice al centro del soffitto, integro: cos’è successo negli anni successivi? Non vi è dubbio che che la causa principale del degrado sia stata l’infiltrazione d’acqua dalla copertura, come si nota chiaramente dai fori sul tetto visibili anche in alcune foto.

Il centro decorato della loggia in una foto degli anni Settanta scattata dall'arch. Giovanni naso e in una foto del 2014

Il centro decorato della loggia in una foto degli anni Settanta scattata dall’arch. Giovanni Naso e in una foto del 2014

Com’è fatto il soffitto della loggia? Come molti soffitti antichi, anche il soffitto della loggia è formato da un graticcio di canne collegate alle travature di legno con cordini di canapa fissati con chiodi. Vi è uno strato di arriccio, cioè l’intonaco che si “aggrappa” all’incannicciata e che rappresenta la parte di sostegno allo strato dell’intonaco di finitura, dove è applicata la decorazione. Questo tipo di soffitto lo troviamo anche all’interno della villa dove, nelle stanze principali, si alternano soffitti con travetti a vista (alcuni sono dipinti) e soffitti intonacati dove si intravede, sotto la recente mano di pittura, qualche traccia di superficie dipinta.

particolare

Quali i problemi affrontati? La debolezza del sistema che abbiamo descritto, è rappresentata proprio dal cordino di canapa che marcisce facilmente soprattutto quando ci sono infiltrazioni direttamente dal tetto, ma anche per effetto della condensa che provoca la ruggine dei chiodi e la conseguente marcescenza del cordino che, un po’ alla volta, causa il distacco di intere porzioni del soffitto.

La scelta dell’intervento. Vi sono diversi modi per intervenire in casi di gravi distacchi come quello verificatosi a villa Zamboni. In alcuni casi si usano viti, dischi in metallo o, più recentemente, in plexiglas nella parte a vista del soffitto per sostenere le parti che stanno crollando o i nuovi inserimenti che colmano le lacune. Quando si può intervenire dall’alto, come nel nostro caso, si inseriscono di solito reti o garze di vario materiale legate con resine acriliche o viniliche, eventualmente caricate con inerti. Spesso, però, questi sistemi causano dei problemi modificando la permeabilità al vapore, i parametri di dilatazione e contrazione del materiale originario e la sua durezza: in pratica, possono nel tempo causare nuove rotture del supporto.

Per risolvere questi problemi, dopo un’attenta verifica, si è scelto di utilizzare un metodo sperimentato con successo dalla ditta Lithos  di Venezia e applicato in alcuni importanti cantieri che presentavano problemi simili. A breve la sua descrizione.

Restauratore

Share.

Leave A Reply