Valeggio sul Mincio: il centro urbano esiste? Chi lo conosce? Vediamo veramente i luoghi dove abitiamo?

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paesaggio dal pont

Ci sono luoghi, paesaggi, edifici che ingiustamente non catturano il nostro sguardo, la nostra attenzione, diventando abitudine, assuefazione, indifferenza…li guardiamo ma non li vediamo.

Chissà se qualcuno di voi lettori di Valeggio riesce a riconoscere i luoghi e gli edifici delle foto inserite nell’articolo? Scrivetecelo! 

Ed ora mi spiego…

Digitando “Valeggio sul Mincio” sul motore di ricerca di internet mi sono imbattuta sul sito “Il fascino degli intellettuali”, sottotitolo “Il mondo visto con gli occhi della cultura”…Beh…la descrizione di Valeggio del 16 Aprile 2015, articolo scritto  da Costanza Motta, mi ha lasciata a dir poco sconcertata!! Ve la riassumo brevemente…

Titolo intrigante: “Valeggio sul Mincio: la perla medievale dove uomo e natura si compenetrano”.

Ed inizia: Incastonato nella valle del Mincio, in perfetta armonia e simbiosi con il fiume, sorge Valeggio, una cittadina in provincia di Verona.
Sul confine tra Veneto e Lombardia, a metà strada tra il Lago di Garda e Mantova, Valeggio potrebbe essere definito come una perla medioevale, un luogo dove avviene una perfetta compenetrazione tra natura e uomo. Il modo migliore per entrare nel clima suggestivo di questo paese è quello di abbandonare ogni forma di tecnologia ed innovazione. È consigliabile, per questo, lasciare a casa la macchina, o per lo meno in qualche parcheggio a Peschiera del Garda, paese confinante, ed inforcare la bicicletta, percorrendo la pista ciclabile che, costeggiando il Mincio, unisce i due paesi. In questo modo si potrà godere della bellezza del territorio, entrare in sintonia con il fiume, grande signore della valle ed iniziare la propria metamorfosi…”.
Bella descrizione…Valeggio perla medievale, in armonia con la bellezza del territorio…

Poi però prosegue risolvendo la descrizione di Valeggio in poche righe. Riassumo: la prima cosa che colpisce, dice, è il Castello Scaligero del XIII secolo e lo descrive sinteticamente con annessa leggenda della spada murata nella Torre Tonda, appartenuta ad un cavaliere ucciso con relativo spettro. Conclude la descrizione dicendo che l’origine del centro urbano è da collocarsi alcuni secoli prima del Castello, che tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI fu eretta la pieve di San Pietro, mentre nel XII secolo sorse il monastero di Santa Maria sulle rive del Mincio.

villa Nuvoloni Sberna

Tutto qui…? Ma nooooo…qui viene il bello!!

Perché poi scrive: “Tuttavia, i motivi per cui Valeggio è conosciuta in Italia, sono essenzialmente tre.

E sapete quali?

Il primo ha nome Borghetto, abbondanza  di relativa descrizione con un piccolo accenno che di particolare interesse c’è anche il Ponte Visconteo

Il secondo motivo, e sottolineo secondo, sono i fenomenali (parole sue) tortellini…Ma forse avrebbe voluto dire primo motivo!

Il terzo: Villa e Parco Sigurtà.

Ma dico io: la cittadina di Valeggio è solo Borghetto-tortellini-villa-parco Sigurtà?

vista Valeggio

Non c’è altro…? Ma il centro urbano “esiste” o no? E quali sono le sue peculiarità? Qual è il motivo di questo guardare senza vedere, di questo non accorgersi di quanto ci circonda, che spingono all’assuefazione, all’abitudine ed all’indifferenza del territorio?

castello da villa Zamboni

Curiosando ancora nel sito “Il fascino degli Intellettuali” ho letto l’articolo di Francesca Leali, postato il 7 Luglio 2016, riguardante un evento dell’associazione onlus “Contemporary locus” di Bergamo, associazione che tramite eventi di arte contemporanea dà nuova vita ai luoghi abbandonati, dismessi. Riporto le sue parole che ben esprimono la mia risposta all’interrogativo suddetto:

I luoghi sono carta riciclabile di libri scritti e da riscrivere. Gli si imprime una prima forma, e poi vengono riplasmati, nel tempo, quando tempo non è per essere quelli che erano. Ci sono dei luoghi che si perdono, che si affannano in uno o più cicli di storie, e poi rotolano fuori strada, e diventano antichi, dismessi, segreti. Le pareti ingialliscono e si sgretolano, i vetri rotti e forzati, i pavimenti imbrattati. Sono buchi che stanno sulle piante delle nostre città, semplicemente schizzi di inchiostro dei pianificatori. E si cerca spesso di dimenticarli, di mettersi un cerotto sull’occhio che potrebbe guardarli”.

finestra villa Z                       finestra esterna villa Z     Copia di Senza titolo                                         cancello villa z                      villa luglio 16

E così tutti stiamo immoti col cerotto sull’occhio, preferiamo dimenticare, aspettiamo che gli altri facciano, gli altri provvedano, osservando con diffidenza! Gli altri hanno la colpa di tutto quello che succede (è sempre colpa della società), ci arrabbiamo con le istituzioni, con lo Stato che non funziona, pronti a giudicare invece che a collaborare per risolvere, si fa opposizione.

E mentre stiamo ad aspettare che…, ciascuno di noi non si rende conto che è diventato come quelli che considera gli altri, perchè noi siamo “gli altri”! 

E intanto l’intorno si sgretola…resta in abbandono…ed alla nostra bella Italia bisogna togliere l’aggettivo “bella”, ma noi stiamo fermi, ed aspettiamo che facciano “gli altri”!

palazzo Guarienti

Non vi pare che sia ora di togliere il cerotto dall’occhio!?

Ed ora Valeggiani mettetevi alla prova: riconoscete i luoghi dove sono state scattate le foto? O avete il cerotto sull’occhio!?

E se c’è qualche lettore che non è di Valeggio, non per questo si senta “salvo”: che cosa conoscete veramente e quali dei luoghi in cui abitate vedete senza indifferenza?

 

 

 

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