Villa Zamboni e il suo futuro: passi avanti e preoccupazioni

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Mentre attendiamo da parte dell’Amministrazione l’approvazione del progetto di restauro del dipinto della loggia – che precede il passaggio in Soprintendenza – si procede anche sulle ipotesi riguardanti il futuro della villa. Di quest’ultimo argomento faremo per il momento solo un accenno, in quanto le preoccupazioni sulle decisioni politiche dell’edificio sono predominanti.

Ecco come si presenta oggi, 1 novembre 2016, il giardino di villa Zamboni. La capitozzatura dei tigli che formano il viale d'ingresso non solo intristisce il giardino, ma ne mette in pericolo la sopravvivenza.

Ecco come si presenta oggi, 1 novembre 2016, il giardino di villa Zamboni. La capitozzatura dei tigli che formano il viale d’ingresso non solo intristisce il giardino, ma ne mette in pericolo la sopravvivenza.

Sabato 29 ottobre, si è svolto nel comune di Valeggio sul Mincio un’interessante incontro promosso dall’Associazione Archikultura: lo scopo  era di presentare ai nostri amministratori la proposta di una fondazione partecipata che permetta di mantenere pubblica la proprietà e l’utilizzo del bene, nel rispetto dell’edificio storico e delle volontà del donatore, Giuseppe Zamboni.

Gli amministratori presenti erano il sindaco Angelo Tosoni e il vicesindaco Marco Dal Forno, mentre la proposta della valorizzazione del bene pubblico rappresentato dalla villa, è stata supportata da un gruppo tutto al femminile composto in maggioranza da architetti: Flaminia Zoppei e Vittorianna Macchi di Archikultura, Matilde Paganini in rappresentanza anche di Italia Nostra, che sostiene l’iniziativa, Paola Ferrarin presidente dell’associazione valeggiana “La Quarta Luna”. Ultima solo in ordine di esposizione, ma non certo per importanza, Maria Teresa Giacomazzi: tra i responsabili della MAG, il suo ruolo fondamentale nella interlocuzione con il comune di Valeggio è di offrire la consulenza e il supporto tecnici per redigere un progetto attuabile e sostenibile anche dal punto di vista economico.

(Per chi non conoscesse questa realtà veronese, cos’è la MAG? )

Lo stato di fatto. L’amministrazione comunale di Valeggio ha inserito l’immobile nel progetto “Valore Paese – Dimore”  promosso dall’agenzia del Demanio: si tratta della cessione in uso a privati di proprietà pubbliche che sarebbero trasformate sul modello dei “Paradores” spagnoli o delle”Pausadas” portoghesi. La “valorizzazione” così proposta trasforma in concreto le dimore storiche incluse nel progetto in alberghi o luoghi dedicati al benessere di lusso.

Di recente è stato promosso un bando con scadenza il 30 settembre con la finalità di conoscere se effettivamente vi fosse un interesse da parte di investitori privati sull’uso di villa Zamboni. Tale bando di per sé non era vincolante, tuttavia, dopo l’arrivo di  un’unica proposta per l’utilizzo dell’immobile – secondo le informazioni ricevute dal nostro sindaco – è stata istituita una commissione affinché fossero poste delle condizioni che determinassero l’idoneità dell’unico progetto partecipante al bando. Di conseguenza, se quest’unica proposta presentata sarà ritenuta rispondente alle condizioni poste dall’amministrazione, la villa sarà destinata a essere “valorizzata” secondo le indicazioni del privato proponente.

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Considerazioni. Intendo premettere che il comportamento dei nostri amministratori è legittimo: hanno seguito un iter legato a un progetto di valorizzazione dei Beni Storici Pubblici da parte del Demanio – non condiviso dalla nostra Associazione – e stanno proseguendo con coerenza su questa strada.

Il punto che vorrei approfondire riguarda il possibile uso futuro della villa.

La busta con il progetto partecipante al bando è sigillata e nessuno ha ancora visto il contenuto, tuttavia è legittimo pensare che l’aspirante investitore abbia raccolto informazioni presso l’Ente pubblico e abbia formulato domande specifiche durante la visita all’immobile per garantire un proficuo impiego del proprio denaro. Credo, quindi, che si possa legittimamente supporre che , pur non conoscendo nel dettaglio il progetto, siano note almeno le finalità cui il privato concorrente al bando intende orientare l’utilizzo della villa.

A sostegno di questa ipotesi, durante il colloquio di sabato 29 ottobre, il sindaco in alcune occasioni espresso il suo personale parere favorevole riguardo un ipotetico uso della villa come “ospedaletto”.

Il termine usato è interessante perché richiama direttamente il testamento di Giuseppe Zamboni e un passo preciso relativo al futuro della villa:

La mia Villa in Valeggio ed immediate adiacenze (giardino, vignale, corte scuderia e casa Svizzera esterna al cortile) passerà in proprietà al Comune di Valeggio per essere destinata a sede dell’Asilo Infantile e del Patronato Comunale dell’O.N. Maternità e Infanzia, quale nido materno, cucine materne, eventualmente ospedaletto infantile”.

 

La via che conduce alla villa è dedicata a Giuseppe Zamboni: un'insegna poco leggibile come opaco è il ricordo di un benefattore e delle sue volontà

La via che conduce alla villa è dedicata a Giuseppe Zamboni: un’insegna poco leggibile come opaco è il ricordo di un benefattore e delle sue volontà

Cosa intendeva il nostro benefattore? L’Opera Nazionale per la protezione della maternità e dell’Infanzia è un istituto di alta importanza politica e sociale del regime fascista, ordinata dalla legge 10 dicembre 1925, n. 2277. L’Opera ha come scopo principale la protezione morale e l’assistenza materiale delle madri e dei bambini bisognosi.

Per attualizzare ai nostri giorni la volontà di un “ospedaletto”, significherebbe a mio parere affidare villa Zamboni a degli operatori umanitari quali Medici Senza Frontiere Emergency, tanto per citare alcuni nomi autorevoli. Nel caso di un bando legato al progetto “Valore Paese – Dimore” che riguarda la valorizzazione di

“una rete di immobili pubblici di pregio, proposta come nodo di attrazione ed accoglienza per la domanda turistico-ricettiva orientata verso i beni culturali” (cit. dal sito del Demanio),

credo che l’orientamento sarebbe verso una clinica privata o un centro benessere, difficilmente assimilabili al termine “ospedaletto” nell’accezione intesa da Giuseppe Zamboni.

Per il momento ho condiviso delle preoccupazioni: avendo espresso più volte il desiderio che la villa rimanga di proprietà e uso pubblico, intendo esprimere le mie perplessità riguardo a possibili espedienti volti a legittimare una gestione orientata principalmente verso una mera ottimizzazione di investimenti economici.

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Villa Zamboni, Bene Pubblico. Un progetto da meditare attentamente e una sfida a tutti gli effetti.

Per chi ha pazienza, approfondiremo a breve questo aspetto, per noi fondamentale.

Per chi volesse intervenire nel dibattito, aspettiamo i vostri commenti e suggerimenti.

Alla prossima!

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