“COOPERIAMO per l’Economia del Buon Vivere”: anche Valeggio è coinvolta

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E’ stato presentato ieri, nella sala Assemblee del Tempio Votivo a Verona, un progetto che si prefigge di formare una rete di soggetti accomunati da uno scopo unico: Vivere Bene, Essere Felici in maniera condivisa. E’ importante porre l’accento sullo scopo e sul fatto che lo si considera raggiungibile e concreto, altrimenti leggere in fretta il titolo senza porvi attenzione, può relegare questa proposta come l’ennesima enunciazione  di buona volontà destinata a esaurirsi in incontri dove tutti chiacchierano e sono d’accordo.

2 dicembre 2016: presentazione del progetto "COOPERIAMO per l'Economia del Buon Vivere". Al centro, i coordinatori dell'incontro: da destra, Loredana Aldegheri e Paolo Dagazzini

2 dicembre 2016: presentazione del progetto “COOPERIAMO per l’Economia del Buon Vivere”. Al centro, i coordinatori dell’incontro: da destra, Loredana Aldegheri e Paolo Dagazzini

Il progetto si chiama “COOPERIAMO per l’Economia del Buon Vivere” ed è proposto da MAG. Vi partecipano 120 partner diversi tra di loro: imprese sociali, associazioni, comuni, scuole superiori e università, banche di credito cooperativo e associazioni di categoria. Qui puoi scaricare tutte le informazioni sul progetto.

Molti e vari sono stati gli interventi e tutti estremamente interessanti. Tra gli altri, ha partecipato anche la nostra associazione, un ulteriore segno della singolarità di una proposta che accomuna realtà di peso ed esperienze differenti, ma trattate alla pari perché ciascuna reputata di poter offrire un contributo essenziale e unico per il raggiungimento dell’obiettivo.

paola Ferrarin, presidente dell'associazione La Quarta Luna durante l'intervento all'assemblea

Paola Ferrarin, presidente dell’associazione La Quarta Luna durante l’intervento all’assemblea

Di seguito riporto in maniera integrale l’intervento della nostra associazione riguardante le proposte per il futuro di villa Zamboni a Valeggio sul Mincio.

Villa Zamboni? Che diventi un Luogo Pubblico

Villa Zamboni? Che diventi un Luogo Pubblico

Buongiorno. Mi chiamo Paola Ferrarin e vengo da Valeggio sul Mincio. Sono architetto e presidente di una piccola associazione culturale, La Quarta Luna.

La nostra associazione nacque nel 2009: a Valeggio, come in molti paesi, esiste una villa donata da un benefattore alla comunità nei primi del Novecento. Come nella maggior parte di questi casi, il dono da opportunità diventa problema: il Comune non ha i soldi per mantenere il Bene, non si trova un uso per dare valore alla proprietà pubblica, la si lascia deperire… finché può risultare necessario sbarazzarsene.

La nostra è una storia ricca d’incoscienza, di sogni e di delusioni: ci siamo mossi per salvare la villa perché potesse tornare a vivere come Bene Comune del territorio. Così abbiamo messo in cantiere molte iniziative, alcune notevoli se commisurate alle nostre forze.

Ve ne racconto alcune: con l’Ordine degli Architetti PPC di Verona, abbiamo promosso un concorso nazionale d’idee per cercare un utilizzo della villa compatibile con la sua storia e le esigenze della Comunità. Abbiamo promosso, con un Comitato cittadino, una raccolta di firme che ha superato le mille sottoscrizioni. Abbiamo accolto un corso semestrale di studenti di Restauro del Politecnico di Milano, Polo di Mantova. Da questa esperienza ne è nato un primo rilievo della villa da perfezionare, soprattutto, la documentazione che abbiamo consegnato in Soprintendenza affinché la villa fosse vincolata.

In questo periodo abbiamo terminato una raccolta di fondi che ci concederà di restaurare un bellissimo soffitto dipinto del Settecento, unica parte rimasta a testimonianza della ricchezza decorativa della villa.

Purtroppo il cammino è stato lungo e difficile perché la nostra amministrazione ha finora poco apprezzato il nostro progetto di recupero della villa, preferendo la via “facile” della concessione a un privato.

Fase di inserimento della canna palustre in una delle lacune presenti nel soffitto

Fase di inserimento della canna palustre in una delle lacune presenti nel soffitto

Il nostro sogno attuale? Una Fondazione Partecipata che ci consenta di gestire in modo pubblico un Bene dedicato alla Cultura, secondo le necessità della nostra città, ma anche per rispetto delle volontà del benefattore, Giuseppe Zamboni.

Tra le attività per il prossimo anno, sicuramente proseguiremo un progetto iniziato lo scorso anno con la scuola secondaria di Valeggio: si tratta di alcuni laboratori con le piante tintorie che si allacciano alla conoscenza del nostro territorio.

Soprattutto, vorrei invitarvi ad un concerto che supportiamo e che è organizzato dal Comitato Cittadino “Noi, che… villa Zamboni”: questo evento vedrà sul palco del teatro Smeraldo di Valeggio il 29 dicembre l’orchestra sinfonica “Italo Montemezzi”, diretta dal maestro Giuliano Bertozzo, accompagnata dal coro sinfonico “San FilippoNeri” e il coro polifonico di Villafranca. Si tratta di un centinaio di artisti tra orchestrali e cantanti, che eseguiranno un repertorio che va da Verdi a Morricone. E’ per noi un appuntamento importante perché in questo modo ringrazieremo tutti i cittadini e le cittadine (sono tanti!) che hanno contribuito al restauro del dipinto della villa, ma esprimeremo anche tutta la nostra gioia e orgoglio per essere riusciti a rendere protagonisti soprattutto i valeggiani della cura del loro patrimonio pubblico.

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Perché abbiamo affrontato tutto questo?

La villa, per volontà del donatore, è stata asilo pubblico e moltissimi valeggiani l’hanno potuta conoscere, vivere e amare per questo motivo. Non solo la raccolta di firme e di fondi lo testimonia, ma anche la numerosa presenza alle visite guidate che, purtroppo, a un certo punto ci sono state impedite. Questa è stata la spinta iniziale, che cammin facendo si è arricchita di moltissimi significati che hanno condotto a nuovi obiettivi.

Un esempio: mentre stavamo cercando i fondi per il restauro del soffitto dipinto, alcune signore si sono rivolte a noi per restaurare un capitello di una piccola piazza in centro. Invece di rivolgersi all’amico decoratore o imbianchino che poteva “sistemare” il tutto gratuitamente, hanno preferito raccogliere i soldi casa per casa nella loro contrada per pagare una restauratrice qualificata. Bene, il risultato è stato sorprendente e ha emozionato e stupito lo stesso funzionario della Soprintendenza che aveva il compito di curare il lavoro: da una crosta nera e informe, è apparsa una Madonna ottocentesca piena di luce e di una bellezza commovente. Se passate da Valeggio, chiedete della Madonna di Cittadella, vicino alla biblioteca.

Anche questo è fare cultura.

Capitello della Madonna di corte Cittadella. Restauratrice Eleonora Cigognetti

Capitello della Madonna di corte Cittadella. Restauratrice Eleonora Cigognetti

Molta parte del percorso è stata in salita e in solitudine: non riuscivamo a fare rete! Abbiamo capito che bisognava togliersi il paraocchi: se le associazioni culturali non volevano condividere il nostro cammino… si guarda oltre! Ci siamo rivolti ad alcuni imprenditori che ci hanno sempre sostenuto e abbiamo considerato ricercare alleanze fuori Valeggio. La scorsa settimana con Italia Nostra sezione di Verona e Slow Food Veneto, abbiamo organizzato un convegno per salvare il ponte visconteo: villa Zamboni ci sta portando lontano…

Fondamentale è stato l’incontro con MAG: se si prendono impegni seri, è indispensabile la formazione, ma anche la sicurezza di trovare consulenza (e gentilezza) quando ti serve.

Questo percorso ha visto come protagoniste soprattutto donne: forse questo è il motivo di un’azione che non segue linee rette ed è ricca di emozioni, perché molte volte il cuore vede oltre la semplice ragione e lo fa in maniera inaspettata, creativa. Probabilmente questa è anche la causa di emarginazione di tante nostre attività da parte della politica.

Quando introduco questa questione, spesso mi sento dire che sono la solita femminista, che il femminismo è passato di moda…Veramente non mi sono mai posta il problema e lungo la strada ho imparato che spesso fermarsi alle definizioni è un limite e che anche il “fare cose” non è l’obiettivo più importante.

Certo, salvare villa Zamboni, il ponte visconteo e i capitelli sono azioni che vale la pena di intraprendere, ma se non si dovesse riuscire a pieno nell’intento, non vi è fallimento se lo scopo è di essere uomini e donne portatori di Vita, custodi della Bellezza, se lo scopo delle nostre azioni è di dare un senso alla vita passando anche dalla partecipazione Attiva alla Vita Civile. Importante è la strada che si percorre.

Concludo con una riflessione non mia, ma di Luisa Fazzini – una delle “visionarie” che ruotano attorno al sogno di villa Zamboni -riguardante il verbo ribellarsi. A questo proposito, Luisa scrive:

“Ri-bellarsi: ritornare al Bello, accezione positiva di una parola osteggiata.

L’armonia della poesia interiore risiede nella pervicacia con cui amiamo pacificamente il nostro costante ribellarci alle forme del quotidiano che non ci riflettono, ma ci distorcono. Noi siamo il volto che decidiamo di dari. Ri-bellarci ogni giorno è un’azione di rispetto verso la nostra natura che ci dona uno sguardo positivo e propositivo su quello che verrà”.

 

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