Villa Zamboni e sussidiarietà: cercasi patto tra Amministrazione e Cittadinanza

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La sussidiarietà si basa sulla certezza che le persone sono portatrici non solo di bisogni, ma anche di capacità e che è possibile che queste capacità siano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale” LABSUS

Un sogno? Un diritto garantito dalla nostra Costituzione, che all’ultimo comma dell’articolo 118 formula:

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

Sono nati così in molte città dei Patti di Collaborazione tra Cittadini e Amministrazioni, vale a dire degli strumenti giuridici che trasformano la capacità dei cittadini in interventi di cura dei beni comuni. Tali patti è auspicabile che siano legittimati da un Regolamento.

I patti di collaborazione, consentono di mettere in campo liberamente nuove risorse. “I patti (…) sono un nuovo spazio, non organizzato stabilmente o in modo duraturo nel tempo, in cui persone diverse si ritrovano, spesso anche in maniera del tutto occasionale, per prendersi cura di un bene comune. Essi in tal modo risolvono un problema che li riguarda tutti, dall’altro (soprattutto) ricostruiscono i legami che tengono unita la loro comunità.” Gregorio Arena “L’amministrazione condivisa: dai regolamenti ai patti” in Rapporto Labsus 2016

Villa Zamboni

Venendo al nostro caso, quale patto per villa Zamboni?

Villa Zamboni è un immobile con vincolo monumentale che versa in uno stato di degrado che, com’è stato più volte sollecitato dalla Soprintendenza, deve essere risolto. Il suo recupero richiede ingenti risorse economiche e una progettazione mirata ad assolvere sia gli obblighi del vincolo, sia alle richieste testamentarie del benefattore Giuseppe Zamboni che lasciò, com’è noto, la villa in eredità alla comunità valeggiana.

Le richieste che vorremmo proporre ai nostri Amministratori sono di due tipi, strettamente connesse tra loro e inscindibili.

Prima richiesta. Nell’immediato si vorrebbe avviare un patto di breve termine che riguardi la gestione con altri soggetti interessati al progetto (enti, associazioni, gruppi, imprenditori e singoli cittadini) di villa Zamboni e delle sue parti esterne. L’intento è di renderne pubblico l’uso impegnando i partecipanti ad attivarsi per la realizzazione del progetto e la relativa raccolta fondi per la sistemazione del tetto e delle aree esterne, opere entrambe indispensabili per la sicurezza dell’immobile.

 

villa zamboni: è necessaria la sistemazione del tetto, ma anche le aree esterne hanno bisogno di essere curate

villa Zamboni: è necessaria la sistemazione del tetto, ma anche le aree esterne hanno bisogno di essere curate

Seconda richiesta. Contemporaneamente, si inizierebbe un progetto di lungo periodo che porterebbe alla costituzione di una Fondazione di partecipazione specifica per villa Zamboni e il suo ruolo di motore culturale del territorio.

La complessità del restauro e il progetto di rendere di pubblico rilievo il ruolo di questo edifico storico, richiedono un grande impegno. Se non si intende gravare economicamente sulle risorse pubbliche, bisogna avere i mezzi e la capacità di progettare anche la futura gestione della villa. Realizzare un’organizzazione efficiente, significa rendere indipendente economicamente la villa e garantire la continuità di un’evidenza pubblica evitando che vi siano speculazioni di privati, ma anche svincolando il suo futuro dagli avvicendamenti delle pubbliche amministrazioni.

Villa Zamboni? Che diventi un Luogo Pubblico

Villa Zamboni? Che diventi un Luogo Pubblico

Ci è stato più volte ricordato che a Valeggio esiste la Fondazione Partecipata Vivisport e che questo ente potrebbe occuparsi di villa Zamboni. A tale riguardo, è riportata nel sito del comune la notizia della modifica statutaria della fondazione Vivisport che dovrebbe consentire a questo ente di estendere la propria attività non solo nell’ambito sportivo, ma anche in “altri ambiti di interesse generale”.

Circa una possibile gestione della villa da parte della fondazione Vivisport, esprimo perplessità e una grande preoccupazione riguardo al futuro della villa e sulla possibilità del suo utilizzo allargato a tutta la cittadinanza.

I motivi sono:

  • La fondazione Vivisport nasce come “soggetto sportivo” e il consiglio di gestione è composto dai rappresentanti delle associazioni sportive: non è possibile che un soggetto con simili caratteristiche possa adeguatamente provvedere alla soluzione di problemi legati a un bene di valore storico artistico.
  • Come documentato dalla pagina ufficiale del Comune, che riporta tale notizia, gli ambiti “altri” rispetto allo sport sarebbero un’aggiunta e quindi l’opzione cultura risulterebbe ancora una volta il fanalino di coda non solo per quanto riguarda le competenze di chi gestisce l’ente, ma anche per le finalità.
  •  Nello statuto della fondazione si legge che le finalità istituzionali “si svolgeranno in rapporto prevalente ed essenziale sul territorio comunale di Valeggio sul Mincio e si esauriranno nell’ambito territoriale della regione Veneto.” Un tale presupposto è chiaramente in contrasto con un possibile sviluppo culturale e turistico che si auspica sia il più allargato possibile, includendo gli ambiti internazionali.
  • La fondazione Vivisport è una partecipata, ma di fatto è gestita in prima persona dal comune che ne è l’unico socio fondatore: è chiaro che essendo le nomine elettive e le scelte operative direttamente sotto il controllo dell’amministrazione, non è in alcun modo tenuto conto della sussidiarietà. Esiste quindi il pericolo che le scelte siano subordinate a fattori che esulano dalle priorità culturali, e non esiste la certezza di una pianificazione a lunga durata vista la possibilità di cambiamento a ogni elezione.

I pericoli che ravviso in questa scelta si possono riassumere in :

Esclusione della cittadinanza dalle scelte sull’uso e sulla gestione della villa;

Non vi sono sufficienti garanzie per una corretta ristrutturazione dell’immobile dal punto di vista storico artistico;

Se non si prendono in fretta dei provvedimenti, lo stato della villa peggiorerà perché il trascorrere del tempo aumenta il rischio di perdita del Bene.

Il soffitto della loggia come si presentava all'inizio dell'intervento

Il soffitto della loggia come si presentava all’inizio dell’intervento

Concludendo: oltre cento amministrazioni in Italia hanno scelto di dotarsi di un Regolamento per amministrare i beni comuni in modo condiviso stipulando dei patti di collaborazione.

Si tratta di un modo concreto per utilizzare le capacità dei cittadini e la loro voglia di essere utili per il proprio territorio, ma si tratta anche di un modo per trasformare i conflitti e le competizioni in collaborazione.

 

 

 

 

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