Villa Zamboni: una statua liberty da salvare

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Villa Zamboni è una villa che ha avuto la sua trasformazione più importante nella seconda metà del settecento. È molto cara ai valeggiani perché fino al 2003 fu sede dell’asilo statale, così come auspicato nel lascito di Giuseppe Zamboni che nel 1932, anno della sua morte, lasciò gran parte delle sue proprietà alla cittadinanza di Valeggio.

Recentemente si sta discutendo molto sul futuro di questa proprietà: al momento è in discussione un accordo tra alcune associazioni e l’amministrazione comunale per formare una fondazione di partecipazione con lo scopo di rendere pubblico l’utilizzo della villa privilegiando un uso culturale che sia sostenibile anche dal punto di vista economico.

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La villa era arricchita da numerose decorazioni settecentesche: si sta al momento terminando il restauro del soffitto dipinto della loggia che certamente faceva parte di un ciclo di decorazioni.

Ma le sorprese non mancano: è tornata alla luce una bellissima statua liberty, sicuramente databile al periodo in cui visse nella villa la famiglia Zamboni.

Imparentati con i Gandini Morelli Bugna di Villafranca, dai documenti ritrovati risulta che fossero ben inseriti nell’ambiente culturale del loro tempo. Questo trova riscontro sia nelle scelte di decorazione della villa sia nel loro stile di vita: furono tra i primi a possedere un’auto e la loro abitazione era ricca di ogni confort derivante dalle tecniche più avanzate del tempo.

La presenza di una statua di cemento si inserisce in questo contesto: si tratta infatti di un materiale per l’epoca innovativo che caratterizza buona parte delle architetture liberty delle nostre città, soprattutto nelle decorazioni.

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L’uso dei cementi decorativi ebbe il massimo momento di fioritura all’inizio del secolo scorso. Nonostante i numerosi studi sull’esperienza liberty, manca un adeguato riconoscimento d’interesse sia storiografico sia artistico di questa tecnica che proprio in questo periodo ebbe un largo e significativo uso.

L’argomento dei cementi decorativi, soprattutto riferimento al liberty, è la manifestazione di un fare che la tempo stesso è innovativo e ricco di memorie formali e tecniche (si pensi alle antiche pratiche dei modellatori di stucchi), reinventate con creatività e fantasia.

Il tema è interessante anche dal punto di vista sociologico, economico e del gusto delle classi emergenti della media e alta borghesia che si  manifestano tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, soprattutto al nord.

Così, nelle nostre città sono ancora presenti numerosi testimoni discreti di uso di fondersi del “borghesissimo” stile floreale, segno anche di una cura e sapienza esecutiva che era altamente artigianale e che ha portato questi manufatti a superare il tempo e il degrado.

L’angelo di villa Zamboni è una statua in cemento dal significato che al momento per noi è oscuro.

Dalle foto provenienti dal cantiere di trasformazione della villa in scuola materna, negli anni settanta del secolo scorso, appare questa figura alata. La sua sistemazione era al centro di una vasca anch’essa in cemento e l’angelo si rivolgeva all’ingresso principale della villa.

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L’angelo in una mano sorregge una torcia e nell’altra una corona d’alloro. La misteriosa figura alata raffigurata in movimento, probabilmente doveva provvedere al ricordo di qualcuno, forse del padreGustavo Zamboni, morto nel 1918.

Proporre il restauro di questa statua è perciò particolarmente interessante: dal punto di vista storico e artistico si tratterebbe del recupero di un’opera di pregio e della conoscenza di una tecnica poco conosciuta e da rivalutare.

Sarebbe inoltre di particolare valore culturale, la possibilità di eseguire il restauro a porte aperte, invitando la cittadinanza e le scuole a osservare da vicino l’operazione di recupero, con le spiegazioni della restauratrice: un altro tassello della nostra storia sarebbe così riportato alla luce.

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