Villa Zamboni: voci da lontano

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A chi è appassionato di lettura, capita che le storie e i personaggi di alcuni libri entrino a far parte della propria vita, quasi siano dei vicino di casa o addirittura degli amici. Succede anche nelle ricerche d’archivio: si spulciano documenti a volte di difficile comprensione, cercando notizie sugli edifici storici e sulle vicende dei proprietari. Si cercano dati, ma alla fine si incontrano persone.

Prendono così vita Alessandro e Alessandra, Ottaviano, Caterina, Giuseppina, Gustavo, Giuseppe, Elide… Dalle tracce che lasciano si inizia a immaginarne il carattere, l’aspetto, il loro modo di vivere.

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Spero che riusciremo a condividere con passione le storie di quesi uomini e donne le cui vicende si intrecciano con villa Zamboni e Valeggio. Spero di riuscire a trovare il tempo e le energie per continuare le ricerche, indispensabili per un buon restauro, indispensabili per far tornare la vita nella villa.

Una prima ricerca ha condotto al ritrovamento delle mappe con un’ipotesi di progetto della villa, al testamento di Ottaviano Bernardi e ai documenti dell’acquisizione della villa da parte di Giuseppina Gandini, madre di Giuseppe Zamboni. Queste fondamentali scoperte di archivio furono il frutto delle ricerche condotte nel 2012 in concomitanza con il corso semestrale di restauro del Politecnico di Milano, Polo di Mantova – docenti le professoresse Anna Maramotti e Floriana Petracco – con la collaborazione dell’architetto Martina Rocco. I risultati di questo lavoro furono consegnati in soprintendenza e contribuirono al provvedimento di vincolo per la villa e i suoi immediati dintorni.

Non solo carte. Ci sono dei fili conduttori comuni nelle vicende degli abitanti della villa.

Gli affetti, ad esempio. Ho trovato alcune lettere dei Bernardi: non portano a scoperte eclatanti, ma traspare un grande affetto e anche un amore per la natura che troviamo sia negli scritti di Alessandro sia nei disegni di sua figlia Caterina.

"mi do il piacere di abraciarvi" Lettera di Alessandra al marito Alessandro Bernardi

“mi do il piacere di abraciarvi” Lettera di Alessandra al marito Alessandro Bernardi

"...vi avvisarò o mio Carissimo Consorte che Ottavianino scrive il suo sentimento affettuoso verso il suo Caro Papà"

“…vi avvisarò o mio Carissimo Consorte che Ottavianino scrive il suo sentimento affettuoso verso il suo Caro Papà”

Per quanto riguarda Giuseppe Zamboni, accenno solo brevemente alla sua bellissima e struggente storia d’amore per Elide, che conosciamo grazie alle disposizioni del suo testamento in cui traspare chiara la preoccupazione sul futuro dell’amante lasciata sola e senza difesa alcuna.

Il Bene Comune. Ottaviano Bernardi lasciò la sua villa e altri beni perché fosse costruito un ospedale per i più poveri, il Fatebenefratelli. Giuseppe Zamboni impartì una serie di disposizioni a favore dei valeggiani e, soprattutto, vincolò la villa perché diventasse un asilo o un ospedaletto per i bambini.

Non voglio ora soffermarmi sull’attuabilità dei vincoli che rispondevano a esigenze di un’epoca oramai trascorsa e che oggi non sarebbe più possibile proporre anche a causa delle normative vigenti.

Rimane tuttavia un obiettivo che non può essere ignorato, un fine che accomuna i proprietari di cui finora abbiamo notizie: per entrambi i proprietari rimasti senza eredi diretti, villa Zamboni è stata destinata a opere per il Bene Pubblico.

raccolta fondi per salvare villa Zamboni: molti i bambini coinvolti

raccolta fondi per salvare villa Zamboni: molti i bambini coinvolti

Siamo finalmente trattando con l’Amministrazione per proseguire proprio su questa strada: vi invito a seguirci e mi auguro che si possa al più presto organizzare una visita alla zona restaurata dell’edificio grazie alla raccolta fondi che ha visto protagonista la cittadinanza di Valeggio.

Chissà che, oltre alla bellezza del dipinto ritrovato, possiate anche voi assaporare il fascino di questi luoghi che non è solo fisico, ma è un respiro che viene da lontano e non si è ancora perduto. Alcuni di noi lo hanno percepito: forse basta solo fermarsi un po’.

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