Villa Gandini Zamboni: tra passato e presente per garantirle un futuro.

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Un salto nel tempo in compagnia di vecchie mappe e disegni ha sempre un suo fascino discreto, ma indiscusso.

Siamo nel 1766: un perito riceve l’incarico di verificare le condizioni della nostra città perché una nobildonna vuole salvaguardare l’eredità dei figli. Abbiamo quindi questa mappa, d’indubbio valore artistico, ma che rappresenta uno stato dei fatti ligio a quanto si presenta agli occhi del tecnico incaricato dalla Serenissime e che deve perciò rendere conto di un incarico pubblico.

Pompei_038 copia 2

Ho scelto il particolare dove è rappresentata la nostra villa: nel 1766 probabilmente non esisteva ancora, ma era una casa dominicale, ossia un edificio padronale a servizio dei possedimenti rurali.

Le ricerche d’archivio ci stanno ricompensando con notizie che ci aiutano a dare un’immagine via via più nitida della nostra storia: stiamo formulando ipotesi attendibili sul periodo della trasformazione della casa in villa e – incrociamo le dita! – è apparso anche il nome di un progettista, un nome importante. Vedremo se riusciremo a dare l’auspicata attribuzione, ma è certo che il progetto, come dimostrano i disegni ritrovati, appartiene culturalmente ad una cerchia di élite della quale i nostri Bernardi, autori della trasformazione in villa, erano a pieno titolo dei protagonisti.

L’archivio è un vecchio baule di famiglia dove si trovano mille sorprese: sotto la polvere, senza fretta e con tanta passione, riprendono a vivere storie destinate a rimanere sconosciute. Gli antichi abitanti hanno ora dei nomi, se abbiamo fortuna daremo loro anche dei volti: sapremo però restituire dignità a quello che ci hanno lasciato?

Guardiamoli questi disegni: la villa, nel rilievo del 1773, è chiamata palazzo e il giardino è indicato chiaramente perché ne è una parte non marginale. Il viale alberato che ancora oggi esiste, prosegue la sua linea all’interno della nostra villa: esaltazione della geometria propria del periodo.

Bellissimo

Situazione Villa 1773 copia 2

L’altro disegno, quello del 1766, ci mostra nel dettaglio che ho scelto di pubblicare, il castello e la casa colonica che diventerà villa Zamboni.

Il castello è disegnato possente e importante: allora apparteneva alla Comunità di Valezzo, mentre la nostra futura villa è immersa tra le coltivazioni. Se la villa in origine faceva parte di qualche sistema fortificatorio, certamente se ne sono perse le tracce, infatti non esistono mappe, prove documentali o indagini archeologiche che lo dimostrino.

Questa mappa, come altri documenti, sono frutto di una ricerca effettuata nel 2012 con l'architetto Martina Rocco

Questa mappa, come altri documenti, sono frutto di una ricerca effettuata nel 2012 con l’architetto Martina Rocco

Perché questa precisazione? C’è uno scavo che da mesi ferisce il giardino della villa: nato col presupposto di un intervento urgente, di fatto, lascia il muro di contenimento del giardino in completa balia del maltempo e senza alcuna protezione. Gli antichi costruttori agivano con sapienza: se un muro aveva lo scopo di contenere masse importanti di terreno, staticamente era concepito per adempiere a questa funzione. Togliere il terreno e lasciare  il muro completamente nudo e indifeso, non garantisce certo la sua conservazione.

L’aspetto a mio parere più inquietante è che si affermi più volte, con sicurezza e decisione, la volontà da parte della nostra Amministrazione, di voler mantenere stabile questa situazione, trasformando lo scavo in un’attrazione turistica, corredandolo di illuminazione e totem illustrativi (di che cosa?). Insomma, un carrozzone in barba alla cultura dei suoi costruttori.

E il vincolo del lascito di Giuseppe Zamboni? La villa è collegata indissolubilmente al suo giardino, non si può pretendere il rispetto del lascito per un pezzo sì e uno no della proprietà!

Lo scavo che si vorrebbe mantenere stabile ad uso dei turisti

Lo scavo che si vorrebbe mantenere stabile ad uso dei turisti

A proposito di proprietà, proprietà di chi? Tornando al disegno del 1766, una nobildonna chiedeva chiarezza nell’interesse dell’eredità dei suoi figli. Oggi, gli eredi siamo noi: sapremo essere riconoscenti, ma anche semplicemente accorti da non lasciare che un pezzo importante della nostra storia, oltre che eredità, diventi un baraccone delle meraviglie costruite ad hoc per turisti di passaggio?

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