Villa Zamboni tra Comune e Demanio: siamo al gioco dei tre bussolotti?

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Era il 1929 quando Giuseppe Zamboni redasse il suo testamento. In un passo di questo documento, rivolgendosi a Elide, la sua adorata compagna di vita, così scriveva:

Solo la prego a voler continuare ad abitare, sia pure con qualsiasi membro della sua famiglia attuale intendesse, questa nostra casa che fu oggetto di tante sue cure nel lungo periodo di nostra affettuosa convivenza e mantenere il culto della mia memoria.

È importante ricordare che il nostro benefattore non fece una semplice transazione di beni puramente economico, ma che la villa aveva per lui un particolare valore simbolico e affettivo: volle che fosse dedicata alla mamma, Giuseppina Gandini, e, come si percepisce dal brano tratto dal suo testamento, la villa per lui era la casa, il rifugio in un tempo difficile ed era suo preciso desiderio che fosse mantenuta la memoria del suo nome.

Come si possono conciliare queste disposizioni testamentarie con sventramenti, alienazioni e considerando la villa un contenitore da barattare? Pensate che stiamo esagerando? Esaminiamo una parte del percorso pubblico della villa in questi anni.

PRIMA FASE. Nel 2013 la villa viene inserita nel progetto del Demanio Valore Paese Dimore: lo scopo dichiarato è di trasformarla in una “cittadella del gusto” alla quale l’attività di ristorazione si abbini a quella ricettiva. “Valore Paese Dimore è una rete di immobili pubblici di pregio, proposta come nodo di attrazione e accoglienza per la domanda turistico ricettiva orientata verso i beni culturali.” Il modello cui si fa riferimento è quello dei paradores in Spagna o delle pousadas in Portogallo, ossia alberghi di lusso.

Nel 2014 la nostra Amministrazione affida l’incarico allo studio degli architetti Marcello Galiotto e Alessandra Rampazzo per un progetto di valorizzazione della villa da inserire in questo particolare percorso del Demanio. Vi proponiamo alcune immagini di questo progetto.

  1. Planimetria del piano terra: il primo disegno rappresenta lo stato di fatto, mentre al di sotto viene presentata la previsione di progetto. Si nota chiaramente lo sventramento della base del giardino pensile per ottenere alcune stanze e una scala di accesso al piano della loggia.

1) lo stato di fatto e la previsione dello sventramento della base del giardino pensile

1) lo stato di fatto e la previsione dello sventramento della base del giardino pensile

2. Nel modello tridimensionale, la prima immagine rappresenta lo stato di fatto, la sottostante il progetto che prevede l’abbattimento dell’intera zona occupata fino a pochi mesi fa dall’associazione Humus, per l’inserimento di un nuovo corpo architettonico. A seguito una ricostruzione fotografica.

Degno di nota sia nella ricostruzione 3D che in quella fotografica è che il cancello d’ingresso non esiste più.

2) lo stato di fatto e il progetto con l'abbattimento della zona ex associazione Humus

2) lo stato di fatto e il progetto con l’abbattimento della zona ex associazione Humus

Ricostruzione fotografica della trasformazione della ex zona Humus

Ricostruzione fotografica della trasformazione della ex zona Humus

3. Infine due sezioni della villa: la prima rappresenta lo stato di fatto, la seconda il progetto. In questa seconda immagine, le zone colorate in nero rappresentano il cemento armato, ossia il tetto e i solai sono destinati alla demolizione e sostituzione, in alcuni casi spostandoli, con altri in cemento armato. Viene demolito un muro portante e parte della cantina a volta.

3) La sezione della villa allo stato attuale e dopo le demolizioni e ricostruzioni in cemento armato

3) La sezione della villa allo stato attuale e dopo le demolizioni e ricostruzioni in cemento armato

Il progetto è stato definitivamente cassato dalla Soprintendenza. Di là del fatto che giovani architetti non tengano in nessuna considerazione il vincolo di un edificio storico, rimane il fatto che il progetto è stato seguito direttamente dall’Ufficio Lavori Pubblici, con il pieno supporto e consenso degli Amministratori che, quindi, approvavano il completo stravolgimento della villa e del suo giardino.

SECONDA FASE. Abbandonato questo percorso, ritroviamo villa Zamboni ancora inscritta nel sito del Demanio, a disposizione dei privati eventualmente portatori di interesse. Questa volta il progetto è Invest in Italy, Real Estate.  Si tratta di un “portale dedicato alla presentazione di offerte di investimento in immobili pubblici, di società partecipate pubbliche o partecipate pubblico-privato, destinate a operatori italiani e esteri”. È dedicato a “immobili pronti per una valorizzazione già definita, come palazzi storici idonei a essere trasformati in uffici di prestigio o in alberghi di charme.” Alla nostra richiesta di spiegazioni, il sindaco rispose in un articolo del settimanale Villafrancaweek di sabato 13 gennaio 2018 dichiarando che si trattava di un errore.

TERZA FASE. 16 febbraio 2018: a Valeggio nel corso di  un’assemblea pubblica viene discusso il progetto di un nuovo polo scolastico: per il suo finanziamento si prevede l’immissione di alcuni immobili pubblici nel circuito privato. Tra questi, villa Zamboni: ancora!

Potete connettervi al sito del Demanio Progetti Rigenerazione Riuso: cliccate su OpenDemanio Rigenerazione e Riuso. Quindi cercate Valeggio sul Mincio e si aprirà una schermata che ci avverte che nella nostra città prevista la valorizzazione di un bene. Ancora un click su questa informazione e, indovinate un po’, appare villa Zamboni.

 

Riassumendo: Villa Zamboni viene prima inserita nel progetto Valore Paese Dimore del Demanio. Dopo il fallimento di questa prima ipotesi la villa apre nella sezione Invest in Italy Real Estate, sempre del Demanio. Stabilito che si tratta di un errore, troviamo adesso villa Zamboni inserita sempre nel sito del Demanio nella sezione Progetti, Rigenerazione, Riuso.

A me sembra il gioco dei tre bussolotti: la villa viene nascosta sotto progetti con vari nomi, ma sempre appartenenti al “bussolotto” del Demanio, appare e scompare, confondendo scopi e percorsi di una possibile rinascita.

In tutto questo la politica locale non fa una grande figura: se ci fossero progetti precisi per il bene comune questi dovrebbero essere comunicati in modo chiaro rendendo noti intenzioni e finalità, senza il susseguirsi di promesse ambigue, false rassicurazioni e percorsi a tratti sotterranei.

Torniamo infine al testamento di Giuseppe Zamboni: credo che di là del futuro della nostra città e dei ragionamenti economici, dovrebbe essere rispettata la memoria di un benefattore che ci ha lasciato quanto più caro aveva. Non ci ha lasciato un contenitore o un foglio di calcolo economico, ma la sua casa amata, chiedendo di essere ricordato. Questa memoria va rispettata: se si intende ignorare il suo volere, meglio non offenderne il ricordo e svilire il dono ricevuto evitando di nominare il nome di Giuseppe Zamboni nelle trattative di puro calcolo economico e politico che tendono a scavalcare con meri pretesti le precise volontà del benefattore.

Giuseppe Zamboni

 

 

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