Valeggio e il suo territorio

ATLANTE VALEGGIANO

Nello scorrere dei suoi secoli di storia, Valeggio si è via, via differenziato dai centri contermini per un certo isolamento culturale che è durato fino al Novecento. La sua morfologia geografica, al limite delle cerchie collinari moreniche, la scarsità dei mezzi di comunicazione di un tempo, e la presenza del fiume Mincio, ne hanno condizionato storicamente un’unità sociale appartata, posta al limite occidentale delle terre veronesi, sul confine con quelle lombarde. La sua individualità non si è manifestata tanto nelle tradizioni popolari, quanto nella particolare onomastica che si è conservata fino ai nostri giorni, e nel suo peculiare dialetto che ha trovato commistioni fonetiche, semantiche ed etimologiche fra quelli veneti e quelli lombardi. Questa singolarità linguistica sta ormai scomparendo, spazzata via dai recenti grandi cambiamenti epocali. Nuovi linguaggi stanno omologando la nostra cultura a quella globale, seppellendo per sempre una valeggianità che rimane ormai retaggio solo delle generazioni più anziane.
È notevole riscontrare, nei nomi dei nostri luoghi, le lontane origini latine, longobarde, gote, ecc.; ma anche nei nomi degli oggetti di uso quotidiano e in quelli degli attrezzi agricoli o artigianali, si possono tracciare i contorni di un mondo che, per tanto tempo, si è basato sull’immutabilità della sua cultura e della sua lingua: una lunga storia di corti, di castelli, di carestie, di pandemie, di guerre, di vicende umane dipanate attraverso tante generazioni che hanno avuto vite più corte e più difficili delle nostre.

LE ORIGINI

La valle del Mincio è la matrice della nostra storia: lungo il corso del fiume è stato rinvenuto e parzialmente investigato un insediamento palafitticolo dell’Età del Bronzo (1300 - 1500 a.e.v.); in seguito, sono state scoperte alcune sepolture dell’Età del Ferro (1000 - 800 a.e.v.) e, in uno scavo casuale, sono riemersi alcuni gioielli di fattura etrusca. A partire dal VI - V secolo avanti l’era volgare, l’area dove sorge Valeggio divenne una grande necropoli di origine celtica usata fino al tramonto del mondo latino (V secolo). La scoperta di molte sepolture galliche e romane, alcune studiate, le più andate perdute, hanno rivelato l’estensione e l’importanza di quest’area dedicata per circa 10 secoli alle sepolture. Alcuni reperti sono conservati nei musei veronesi.

Valeggio affonda le sue origini, come nucleo urbano, in epoca longobarda fra il VII e l’VIII dell’e.v. In quel tempo il Mincio, divenuto confine fra i ducati di Verona e Brescia, impose la costruzione di una prima fortificazione, forse solo lignea, sul colle sovrastante il punto in cui, da tempo immemorabile, esisteva un guado, uno strategico attraversamento del corso d’acqua. Con Valeggio nacque anche Borghetto, grazie alla presenza sulla riva destra del Mincio di un insediamento fiscale, denominato Corte Regia. Dobbiamo, quindi, alla necessità di controllare e difendere l’incrocio fra la via d’acqua e quella di terra la ragione principale della genesi dei nostri centri urbani.

Durante il tardo medioevo furono edificate le prime chiese: la pieve di Valeggio dedicata a San Pietro in Cattedra e quella di Borghetto dedicata a Santa Maria la quale, nella seconda metà del XVI secolo, dopo alcuni lavori di restauro, fu dedicata a San Marco Evangelista. Vi erano anche altre chiese ormai scomparse: San Giorgio (forse la primitiva Pieve), Santi Giovanni e Rocco, Santa Giustina e San Zeno.
Fra il XIII e il XIV sec., operò in Borghetto una Precettoria dell’ordine cavalleresco più noto del medioevo cristiano i: Pauperes commilitones Christi templique Salomonis, ovvero, i Cavalieri Templari. Si deve alla loro presenza se la chiesa assunse la denominazione di Santa Maria della Mason (del Tempio). Questi monaci/guerrieri erano dediti all’assistenza dei numerosi pellegrini che transitavano attraverso il passo del Mincio, diretti verso le grandi mète della spiritualità medievale: Roma, San Michele sul Gargano, Gerusalemme e Santiago de Compostela. Queste vicende confermano l’importanza del guado fluviale di Borghetto e come, nello scorrere dei secoli, abbia rappresentato la principale porta occidentale di accesso alle terre venete.

Nel corso del XIV secolo, la Signoria Scaligera veronese prima, e quella milanese dei Visconti poi, portarono a termine la realizzazione di un complesso sistema fortificato unico nell’Europa del tempo: nella valle del Mincio, oltre al castello di Borghetto fu realizzato il grande ponte fortificato visconteo che sbarrava la valle e nel contempo ne garantiva un sicuro attraversamento (1393); sul colle, il Castello scaligero raggiunse la sua massima estensione e fu unito alla lunga muraglia turrita del Serraglio scaligero, che dalle rive del Mincio si collegava al Castello, circondava Valeggio e, fiancheggiata da un fossato asciutto, raggiungeva il fortilizio del Gherlo e il castello di Villafranca, per terminare incompleta poco oltre nelle campagne bagnate dal fiume Tione. Non fu raggiunto il castello di Nogarole Rocca, com’era nel progetto iniziale per lo scoppio della Peste Nera nel 1348. Tutto il complesso aveva una lunghezza superiore ai 16 chilometri.
Fra il 1405 e il 1796, i nostri territori appartennero alla Serenissima Repubblica di Venezia. Durante questo lungo periodo si sviluppò l’industria dell’allevamento di bachi da seta e quella molitoria che, grazie alla forza idraulica del Mincio, divenne una delle attività più redditizie per il patriziato veronese che in essa investì somme ingenti.

Fra il 1796 e il 1814, la bufera napoleonica spazzò il vecchio mondo e diede inizio alla nascita degli stati nazionali europei. Fra il 1815 e il 1866, il Veneto fu amministrato dall’imperial regio governo Austriaco e Valeggio si trovò inserito nel famoso Quadrilatero difensivo costituito dalle fortezze di Peschiera, Verona, Legnago e Mantova. Nel corso del XIX secolo si concretizzò la sofferta unità nazionale, dopo 14 secoli di frammentazione politica. Attraverso tre guerre risorgimentali (1848 - 1859 - 1866), combattute proprio sui nostri colli, nacque il Regno d’Italia (1861) e iniziò la storia moderna di Valeggio.

Nel XX secolo, due drammatiche e sanguinose guerre mondiali hanno sconvolto e definitivamente cambiato la storia europea. Dagli anni Sessanta del secolo scorso, nuovi scenari si sono aperti: il diffondersi del benessere ha portato il turismo che è diventato una delle attività più importanti dell’economia locale, tanto che sono sorti un numero considerevole di ristoranti, alberghi, bed&breakfast, agriturismi, villaggi vacanze, enoteche, negozi alimentari, parchi divertimento, ecc.

I MONUMENTI

Castello di Valeggio Innanzitutto il Castello che dall’alto del suo colle domina incontrastato da sempre il nostro orizzonte. È parzialmente fruibile ai visitatori solo la parte denominata Rocca; l’altra, il Castello vero e proprio, dove un tempo la popolazione poteva rifugiarsi nei momenti di crisi, è ora una proprietà privata segnata dalla presenza della villa Castelletti – Mantovani – Nuvoloni edificata nel 1908. Quando è aperto, è possibile salire fino alle merlature sommitali del Mastio e di lì godere un vasto panorama sulla cerchia alpina a settentrione, sulle colline moreniche e sulla pianura padano - veneta.
Borghetto sul Mincio Un altro incantevole angolo valeggiano è sicuramente Borghetto, da poco tempo entrato a far parte dell’associazione dei Borghi più belli d’Italia. Il piccolo ponte di legno, i mulini, le case e le torri medievali che si affacciano sul fiume, offrono un paesaggio incantevole, un tempo mèta delle passeggiate domenicali dei valeggiani, è ora preso d’assalto dal turismo di massa dei fine settimana, fenomeno che ha portato alla massiccia, e talvolta discutibile, commercializzazione di questo luogo. La chiesa parrocchiale del 1759, nasconde nella parte retrostante quel che rimane dell’antica pieve di Santa Maria della Masòn: un’antica abside trilobata romanica databile al XII secolo. Nella vicina torre campanaria scaligera, rintocca ancora una delle più anziane campane del veronese, fusa nel 1381. All’interno del sacro edificio si possono ammirare alcune pregevoli tele fra cui quella, venerata, della Madonna di Borghetto (1835).
Ponte Visconteo Ma il monumento più emblematico della nostra storia resta il ponte – diga – fortificato visconteo. Edificato sul finire del XIV secolo, lungo 650 metri, largo 25 metri, nonostante le ferite inferte dal tempo e dagli uomini, domina la valle del Mincio e ancora testimonia l’ambizione troppo grande di un principe come Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano. L’antica struttura rimase divisa in due parti dopo che i veneziani, per problemi strategici, ne fecero saltare le arcate centrali all’inizio del XVII secolo. Nel 1930, è stata aperta al traffico veicolare con una struttura in ferro che ha riunito i due tronconi. Ora ha bisogno di urgenti e radicali restauri. Lungo il Mincio sono state realizzate delle piste ciclo/pedonali che permettono di raggiungere, a nord, Peschiera e il lago Garda; a sud, la gonzaghesca Mantova adagiata fra i suoi laghi. Da Borghetto, salendo attraverso i giardini pubblici, che conservano un’antica edicola mariana (XVIII secolo), si arriva a Valeggio adagiato ai piedi delle sue ultime colline.
Municipio Valeggio Nel centro storico, si apre la piazza Carlo Alberto, caratterizzata dal palazzo del Municipio (XVIII secolo), da edifici del XIX e XX seoclo, con l’antico pozzo marmoreo che ne segna il centro.
Palazzo Guarienti Poco lontano, in via A. Murari, si trova l’imponente Palazzo dei marchesi Guarienti (XVIII sec.), ora sede della biblioteca comunale, di altre associazioni e di varie manifestazioni culturali. Nelle sue sale si sono avvicendati molti personaggi storici europei come Napoleone Bonaparte e Francesco Giuseppe d’Austria.
Villa Sigurtà Continuando lungo la stessa via, s’incontra l’ingresso del famoso e celeberrimo Parco Giardino Sigurtà, splendido esempio di antico parco padronale trasformato in una delle realtà botaniche più affascinanti d’Europa. Nei pressi, non visitabile e di diversa proprietà, si staglia Villa Maffei-Sigurtà, bell’esempio di villa veneta la cui costruzione fu completata nel 1693. Occasionalmente al suo interno si organizzano eventi culturali, sociali o privati.
Chiesa di Valeggio I lavori di costruzione della chiesa parrocchiale di Valeggio, iniziarono con l’abbattimento dell’edificio preesistente (eretto a partire dal 1603), e con la sistemazione degli edifici circostanti. La solenne posa della “prima pietra” ebbe luogo il 15 marzo 1760. Nel 1782 l’edificio era ormai ultimato ma la facciata rimase incompleta per la mancanza di fondi, che impedì alla Fabbriceria di portare a compimento il progetto dell’architetto veronese Adriano Cristofoli (1717-1788). Le drammatiche vicende della caduta della Repubblica Veneta e le campagne napoleoniche, culminate nel tragico “sacco” del nostro paese nel giorno di Natale del 1800, procrastinarono la consacrazione del nuovo tempio al 15 ottobre 1808. Recenti ritrovamenti cartografici hanno permesso di verificare che l’attuale chiesa è sorta sul luogo della precedente, ma con una leggera diversità di orientamento dell’asse longitudinale. Ma se abbiamo la certezza delle sovrapposizioni recenti, nulla sappiamo della primitiva “pieve romanica”, citata la prima volta in una bolla pontificia del 1145: probabilmente anch’essa sorgeva nello stesso luogo poiché l’uso cristiano di seppellire i defunti attorno e dentro i sacri edifici, rendeva assai problematico riedificare una chiesa in altro luogo. Del primitivo edificio è rimasta una sola splendida reliquia: una grande ancona in pietra, un tempo policroma, risalente al XIII/XIV secolo, scolpita a trittico e raffigurante il nostro patrono assiso in cattedra, fiancheggiato da due santi cavalieri. Attualmente, questo reperto è conservato incastonato su una parete all’interno della Cappella delle Confessioni che si apre sulla destra dell’altar maggiore. La chiesa odierna sviluppa tematiche stilistiche neoclassiche su una pianta a croce latina. La grande navata unica, che quasi annulla il limitato transetto, convoglia gli sguardi verso un impianto scenico e architettonico di alte colonne, che esalta la rigorosa solennità del presbiterio. Imponente, dietro l’altar maggiore si erge la tela che celebra il primato di Pietro, capolavoro del veronese Saverio Dalla Rosa (1743-1821). Il coro è arricchito da un semicerchio di stalli lignei realizzati nel 1808. Su una delle cantorie che sovrastano le due ali del transetto, si erge maestoso e prezioso un grande organo, da poco restaurato, realizzato dal maestro organaro veronese G. B. Sona e inaugurato domenica 26 luglio 1812. Lungo le pareti della navata e nei deambulacri del coro ci sono importanti tele di scuola veronese ottocentesca. Infine, un grande affresco di G. Prendaglio (1745-1809), «Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio», domina la controfacciata su cui si apre la porta d’ingresso, da poco restaurata e arricchita con un grande e artistico portale bronzeo realizzato dall’artista Don Battista Marello. Quest’opera d’arte, prima della posa in opera, è stata esposta nei giardini della curia vescovile di Verona, dove è stata ammirata e benedetta da Sua Santità Benedetto XVI, durante la sua visita alla città scaligera. A fianco della parrocchiale sorge il cinquecentesco oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento, anch’esso recentemente restaurato e riaperto al culto. Sul lato destro della chiesa, dove un tempo esisteva la torre campanaria scaligera, una struttura semicircolare in putrelle di ferro espone il vecchio concerto campanario che ogni tanto è usato da squadre di appassionati campanari. A lato c’è un’immagine dello storico monumento crollato nel 1977.
Villa Zamboni Valeggio vanta nel suo centro storico antiche residenze, come quella dei Portalupi, dei Carteri e dei Bazzoli, e quelle più recenti in stile liberty. Una particolare menzione merita villa Gandini Zamboni sulla quale si posso trovare approfondimenti e notizie su questo sito.
Il Parco della Rimembranza, inaugurato nel 1925, ha al suo centro un memoriale dedicato ai soldati valeggiani caduti in tutte le guerre del Novecento.
Le frazioni di Valeggio, specialmente quelle collinari di Salionze e Santa Lucia ai Monti, offrono la possibilità di gustare le amenità dei luoghi e le loro prelibatezze, fra ondulati vigneti e luoghi di vacanza e di ristoro.
La particolarità delle attrattive paesaggistiche, naturalistiche, monumentali, gli itinerari ciclopedonali e naturalistici, le nostre eccellenze enogastronomiche, la vicinanza al lago di Garda e alle città d’arte di Verona e Mantova, hanno reso celebre in pochi anni il nome di Valeggio in Europa e nel mondo.
Cesare Farinelli © RIPRODUZIONE RISERVATA

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