I monumenti

Castello di Valeggio

Innanzitutto il Castello che dall’alto del suo colle domina incontrastato da sempre il nostro orizzonte. È parzialmente fruibile ai visitatori solo la parte denominata Rocca; l’altra, il Castello vero e proprio, dove un tempo la popolazione poteva rifugiarsi nei momenti di crisi, è ora una proprietà privata segnata dalla presenza della villa Castelletti – Mantovani – Nuvoloni edificata nel 1908. Quando è aperto, è possibile salire fino alle merlature sommitali del Mastio e di lì godere un vasto panorama sulla cerchia alpina a settentrione, sulle colline moreniche e sulla pianura padano – veneta.

Borghetto sul Mincio

Un altro incantevole angolo valeggiano è sicuramente Borghetto, da poco tempo entrato a far parte dell’associazione dei Borghi più belli d’Italia. Il piccolo ponte di legno, i mulini, le case e le torri medievali che si affacciano sul fiume, offrono un paesaggio incantevole, un tempo mèta delle passeggiate domenicali dei valeggiani, è ora preso d’assalto dal turismo di massa dei fine settimana, fenomeno che ha portato alla massiccia, e talvolta discutibile, commercializzazione di questo luogo. La chiesa parrocchiale del 1759, nasconde nella parte retrostante quel che rimane dell’antica pieve di Santa Maria della Masòn: un’antica abside trilobata romanica databile al XII secolo. Nella vicina torre campanaria scaligera, rintocca ancora una delle più anziane campane del veronese, fusa nel 1381. All’interno del sacro edificio si possono ammirare alcune pregevoli tele fra cui quella, venerata, della Madonna di Borghetto (1835).

Ponte Visconteo
Ma il monumento più emblematico della nostra storia resta il ponte – diga – fortificato visconteo. Edificato sul finire del XIV secolo, lungo 650 metri, largo 25 metri, nonostante le ferite inferte dal tempo e dagli uomini, domina la valle del Mincio e ancora testimonia l’ambizione troppo grande di un principe come Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano. L’antica struttura rimase divisa in due parti dopo che i veneziani, per problemi strategici, ne fecero saltare le arcate centrali all’inizio del XVII secolo. Nel 1930, è stata aperta al traffico veicolare con una struttura in ferro che ha riunito i due tronconi. Ora ha bisogno di urgenti e radicali restauri.
Lungo il Mincio sono state realizzate delle piste ciclo/pedonali che permettono di raggiungere, a nord, Peschiera e il lago Garda; a sud, la gonzaghesca Mantova adagiata fra i suoi laghi.

Da Borghetto, salendo attraverso i giardini pubblici, che conservano un’antica edicola mariana (XVIII secolo), si arriva a Valeggio adagiato ai piedi delle sue ultime colline.

Municipio Valeggio

Nel centro storico, si apre la piazza Carlo Alberto, caratterizzata dal palazzo del Municipio (XVIII secolo), da edifici del XIX e XX seoclo, con l’antico pozzo marmoreo che ne segna il centro.

Palazzo Guarienti
Poco lontano, in via A. Murari, si trova l’imponente Palazzo dei marchesi Guarienti (XVIII sec.), ora sede della biblioteca comunale, di altre associazioni e di varie manifestazioni culturali. Nelle sue sale si sono avvicendati molti personaggi storici europei come Napoleone Bonaparte e Francesco Giuseppe d’Austria.

Villa Sigurtà
Continuando lungo la stessa via, s’incontra l’ingresso del famoso e celeberrimo Parco Giardino Sigurtà, splendido esempio di antico parco padronale trasformato in una delle realtà botaniche più affascinanti d’Europa. Nei pressi, non visitabile e di diversa proprietà, si staglia Villa Maffei-Sigurtà, bell’esempio di villa veneta la cui costruzione fu completata nel 1693. Occasionalmente al suo interno si organizzano eventi culturali, sociali o privati.

Chiesa di Valeggio
I lavori di costruzione della chiesa parrocchiale di Valeggio, iniziarono con l’abbattimento dell’edificio preesistente (eretto a partire dal 1603), e con la sistemazione degli edifici circostanti. La solenne posa della “prima pietra” ebbe luogo il 15 marzo 1760. Nel 1782 l’edificio era ormai ultimato ma la facciata rimase incompleta per la mancanza di fondi, che impedì alla Fabbriceria di portare a compimento il progetto dell’architetto veronese Adriano Cristofoli (1717-1788). Le drammatiche vicende della caduta della Repubblica Veneta e le campagne napoleoniche, culminate nel tragico “sacco” del nostro paese nel giorno di Natale del 1800, procrastinarono la consacrazione del nuovo tempio al 15 ottobre 1808. Recenti ritrovamenti cartografici hanno permesso di verificare che l’attuale chiesa è sorta sul luogo della precedente, ma con una leggera diversità di orientamento dell’asse longitudinale. Ma se abbiamo la certezza delle sovrapposizioni recenti, nulla sappiamo della primitiva “pieve romanica”, citata la prima volta in una bolla pontificia del 1145: probabilmente anch’essa sorgeva nello stesso luogo poiché l’uso cristiano di seppellire i defunti attorno e dentro i sacri edifici, rendeva assai problematico riedificare una chiesa in altro luogo. Del primitivo edificio è rimasta una sola splendida reliquia: una grande ancona in pietra, un tempo policroma, risalente al XIII/XIV secolo, scolpita a trittico e raffigurante il nostro patrono assiso in cattedra, fiancheggiato da due santi cavalieri. Attualmente, questo reperto è conservato incastonato su una parete all’interno della Cappella delle Confessioni che si apre sulla destra dell’altar maggiore. La chiesa odierna sviluppa tematiche stilistiche neoclassiche su una pianta a croce latina. La grande navata unica, che quasi annulla il limitato transetto, convoglia gli sguardi verso un impianto scenico e architettonico di alte colonne, che esalta la rigorosa solennità del presbiterio. Imponente, dietro l’altar maggiore si erge la tela che celebra il primato di Pietro, capolavoro del veronese Saverio Dalla Rosa (1743-1821). Il coro è arricchito da un semicerchio di stalli lignei realizzati nel 1808. Su una delle cantorie che sovrastano le due ali del transetto, si erge maestoso e prezioso un grande organo, da poco restaurato, realizzato dal maestro organaro veronese G. B. Sona e inaugurato domenica 26 luglio 1812. Lungo le pareti della navata e nei deambulacri del coro ci sono importanti tele di scuola veronese ottocentesca. Infine, un grande affresco di G. Prendaglio (1745-1809), «Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio», domina la controfacciata su cui si apre la porta d’ingresso, da poco restaurata e arricchita con un grande e artistico portale bronzeo realizzato dall’artista Don Battista Marello. Quest’opera d’arte, prima della posa in opera, è stata esposta nei giardini della curia vescovile di Verona, dove è stata ammirata e benedetta da Sua Santità Benedetto XVI, durante la sua visita alla città scaligera. A fianco della parrocchiale sorge il cinquecentesco oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento, anch’esso recentemente restaurato e riaperto al culto. Sul lato destro della chiesa, dove un tempo esisteva la torre campanaria scaligera, una struttura semicircolare in putrelle di ferro espone il vecchio concerto campanario che ogni tanto è usato da squadre di appassionati campanari. A lato c’è un’immagine dello storico monumento crollato nel 1977.

Villa Zamboni
Valeggio vanta nel suo centro storico antiche residenze, come quella dei Portalupi, dei Carteri e dei Bazzoli, e quelle più recenti in stile liberty. Una particolare menzione merita villa Gandini Zamboni sulla quale si posso trovare approfondimenti e notizie su questo sito.

Il Parco della Rimembranza, inaugurato nel 1925, ha al suo centro un memoriale dedicato ai soldati valeggiani caduti in tutte le guerre del Novecento.
Le frazioni di Valeggio, specialmente quelle collinari di Salionze e Santa Lucia ai Monti, offrono la possibilità di gustare le amenità dei luoghi e le loro prelibatezze, fra ondulati vigneti e luoghi di vacanza e di ristoro.

La particolarità delle attrattive paesaggistiche, naturalistiche, monumentali, gli itinerari ciclopedonali e naturalistici, le nostre eccellenze enogastronomiche, la vicinanza al lago di Garda e alle città d’arte di Verona e Mantova, hanno reso celebre in pochi anni il nome di Valeggio in Europa e nel mondo.

Cesare Farinelli

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